Usura bancaria: la guerra “impossibile” contro gli istituti di credito

Area Comunicazione
By Area Comunicazione Aprile 18, 2017 09:30 Updated

Capita spesso, nella giungla del web, di leggere articoli che promuovono professionisti e società che millantano risultati strabilianti contro gli istituti di credito per usura e anatocismo. Diffidate da chi la fa troppo facile. Quando si è chiamati in giudizio ci sta che ci si giochi anche carte più improbabili con scopi dilatori o nella speranza di trovare una qualche forma di accordo, mentre quando si vuole essere attori, ovvero chiamare la banca ad un risarcimento, bisogna essere più prudenti.

Gli istituti di credito, infatti, non transigono mai, ma vanno in giudizio anche in situazioni in cui sembra che abbiano palesemente torto, allo scopo di disincentivare la nascita di un “filone” giudiziario. Chi porta ad esaminare un contratto bancario deve essere consapevole che per far valere le proprie ragioni, nel 90 per cento dei casi, dovrà esperire un giudizio e sopportarne i costi iniziali. A titolo esplicativo: tra mediazione, bolli e contributi unificati, una causa del valore di 25 mila euro richiede ne circa 400 di sole spese vive da anticipare.

Per quanto le pretese siano fondate, il giudice potrebbe darvi torto per errore o perché tendenzialmente più favorevole verso il contraente forte (la banca). Inoltre, esistono fori che per tradizione sono più benevoli ai consumatori ed altri agli istituti di credito, come la giurisprudenza discordante testimonia. A questo occorre aggiungere che molti dei professionisti e delle società di cui si diceva chiedono dei compensi per una analisi preliminare. Per poter valutare se ci sono anomalie in un conto corrente, bisogna per forza di cose analizzarlo completamente. È giusto pagare la perizia, ma bisogna farlo con la consapevolezza che solo il 30 per cento presenta anomalie in grado di generare un quantum risarcitorio rilevante.

Leandro Longobardi

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By Area Comunicazione Aprile 18, 2017 09:30 Updated
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