«Una Sace a misura d’impresa»

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By Federdat Gennaio 25, 2017 09:38 Updated

«Una Sace a misura d’impresa»

Il progetto di quotazione è definitivamente tramontato. «Non fa parte in alcun modo dei nostri piani e nemmeno del nostro focus attuale». E il modello dell’exim bank che in tanti, nei mesi scorsi, hanno sbandierato, è già nei fatti. «Come sistema Italia, siamo andati anche oltre dal momento che facciamo più di una exim bank: possiamo prendere partecipazioni in equity attraverso Simest o fare assicurazioni sui crediti commerciali o smobilizzazioni degli stessi con Sace Bt e Sace Factoring. E ancora, recuperare crediti commerciali all’estero mediante Sace Srv». Perché il nuovo polo dell’export e dell’internazionalizzazione, nato dall’integrazione di Sace con Simest e con le attività di export finance della Cassa, avrà tante frecce al suo arco, tutte declinate nel nuovo piano industriale, come spiega al Sole 24 Ore il numero uno della Sace, Alessandro Decio, un passato tra la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, McKinsey, UniCredit, dove è entrato nel 2000 e dove ha ricoperto, in quindici anni di carriera, diversi incarichi in vari paesi, e, da ultimo, Ing Bank Italia, prima di approdare al vertice della controllata di Cdp a giugno scorso. «Questo piano – sottolinea il top manager – raccoglie e declina il disegno complessivo del piano di Cdp che vedeva nell’export e nell’internazionalizzazione un driver chiave di crescita e sviluppo del paese e che prevedeva un gruppo capace di lavorare in modo più organico e integrato rispetto agli obiettivi prefissati, con un approccio sicuramente più proattivo rispetto al passato».

Nel piano di Cassa, si parlava di 63 miliardi di risorse mobilitate, da qui al 2020, dal polo dell’export. Quell’impegno sarà confermato?
Assolutamente sì. Anzi, anche sulla scorta di un 2016 particolarmente positivo che, per Sace, si tradurrà in un aumento record dei volumi (+45%), con 14 miliardi di attività, sarà ampliato rispetto ai target iniziali che Cassa ci ha dato: entro l’arco di piano, saranno infatti mobilitati 111 miliardi con un incremento del 50% rispetto al quinquennio precedente, ma sempre all’interno di un principio di sostenibilità economica che sarà assolutamente garantita nel tempo. Non a caso, il nostro piano prevede che ci sia un miglioramento del nostro coefficiente di solvibilità (solvency ratio): la crescita sarà quindi coerente con un profilo di rischio e di capitalizzazione in linea con il passato.

Su quali voci ci sarà uno sforzo maggiore?
Ci sarà una crescita importante un po’ lungo tutte le direttrici del polo, a partire dall’export credit che registrerà un incremento del 6% annuo lungo l’arco di piano, con 52 miliardi di euro di volumi mobilitati al 2020. Ma crediamo di crescere in maniera ancora più significativa anche su tutte le attività di internazionalizzazione: su questo versante, l’incremento sarà del 15% annuo (13 miliardi di euro al 2020).

RISORSE MOBILITATE PER EXPORT E INTERNAZIONALIZZAZIONE
Dati in miliardi di euro e incremento percentuale (Fonte: Sace, Gruppo Cassa Depositi e Prestiti)

C’è un forte scostamento rispetto ai target indicati da Cdp. A cosa è dovuto?
L’impegno è superiore per due motivi. Il primo è che nel disegno di Cassa non era ancora stato sciolto il nodo sullo sviluppo futuro di Sace Bt che in questo piano viene confermata come società strategica che fa parte del polo dell’export e che deve contribuire, come già sta facendo, a supportare le aziende italiane nell’assicurazione dei crediti commerciali dall’estero a breve termine. E poi abbiamo un ulteriore aumento di 4-5 miliardi perché complessivamente abbiamo ritenuto di poterci dare dei target ancora più sfidanti rispetto a quelli affidatici da Cdp. Senza contare che ci sarà un incremento a doppia cifra anche per Sace Fct, chiamata a svolgere un ruolo importante e strumentale rispetto al disegno del polo, e per Simest, che negli ultimi 25 anni ha hatto circa 700 investimenti inquote di minoranza di aziende all’estero e che, riteniamo, possa più che raddoppiare i suoi interventi nell’arco di piano.

L’integrazione tra le due società è ormai completata. Ci saranno tagli o semplificazioni a valle del processo?
Non è previsto alcun taglio, restano due strutture distinte da un punto di vista societario e dei processi decisionali. Naturalmente cercheremo sinergie, è nostro dovere farlo perché ciò si traduce in maggiore efficienza e produttività del modo in cui il polo lavora, ma si tramuta anche in un miglior servizio nei confronti dei nostri clienti e delle nostre aziende. Il polo crescerà del 50% nell’arco di piano, mentre le risorse e anche gli investimenti aumenteranno in misura inferiore proprio perché cercheremo di sfruttare al massimo le sinergie e di semplificare i prodotti.

PORTAFOGLIO EXPORT E INTERNAZIONALIZZAZIONE PER AREA GEOGRAFICA
Al 30 settembre 2016, dati percentuali (Fonte: Sace, Gruppo Cassa Depositi e Prestiti)

In che senso?
Quando ci compariamo con le aziende francesi e tedesche, uno degli aspetti che rileviamo è che le nostre imprese sono assicurate per il 40-50% rispetto alle loro omologhe, sono quindi sottoassicurate, come peraltro il mondo retail. Ecco, noi pensiamo che, se saremo in grado di garantire prodotti più semplici, ai quali, soprattutto sul taglio ridotto, le aziende possano accedere direttamente on line, tutto questo possa fungere da stimolo per le imprese a concentrarsi su nuovi mercati.

Secondo alcune stime, ci sono almeno 60mila aziende in grado di cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri che non l’hanno ancora fatto. Come pensate di intercettarle?
La nostra priorità è aumentare il livello di penetrazione e la relazione diretta con medie aziende esportatrici di beni d’investimento. Oggi ne serviamo in maniera continuativa una su quattro, ma crediamo che, potendo disporre di un maggior numero di colleghi sul territorio e fornendo loro soluzioni propositive per aumentare la propensione all’export, potremo quasi raddoppiarle. Sulle aziende di minori dimensioni, invece, arriviamo con un duplice canale: attraverso la semplificazione dei prodotti sia da un punto di vista tecnico che di accessibilità e lavorando in partnership con il canale bancario.

Vi siete già mossi in questa direzione?
Stiamo già lavorando in maniera costruttiva con le banche e l’’Abi per rivedere le nostre modalità di operazione e per cercare di rendere i nostri processi quanto più possibile agevoli e fruibili per i clienti finali e le aziende bancarie stesse. L’obiettivo è creare un contesto in cui le banche, che hanno una relazione con questi clienti, laddove si trovino di fronte a necessità di copertura di rischi commerciali dall’estero o a progetti di internazionalizzazione, trovino nel polo dell’export una controparte cooperativa con cui lavorare per fornire congiuntamente la soluzione migliore per l’azienda.

Lei accennava a una maggiore presenza sul territorio. Amplierete la vostra rete distributiva?
Oggi abbiamo già 14 uffici in giro per l’Italia e la rafforzeremo con l’apertura di due nuove sedi nella penisola ma anche aumentando il numero di colleghi sul territorio e puntando su una porta d’accesso unica che ha il contatto diretto con il cliente e che cerca di sviluppare, anche con un approccio proattivo e una “push strategy” – per i quali avremo a disposizione 4,5 miliardi di possibili interventi – la soluzione giusta per l’impresa. Quanto all’estero, pensiamo alla possibile apertura di 4-5 nuovi uffici nell’arco di piano. Dove? Sicuramente Usa e Cina e Far East, ma anche l’Africa: tutti ambiti in cui sarà importare essere più presenti per supportare una maggiore penetrazione delle nostre aziende.

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