Ue: sul roaming-zero rinvio «poco probabile» e rischio sanzioni

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By Federdat Aprile 4, 2017 09:47 Updated

Ue: sul roaming-zero  rinvio «poco probabile» e  rischio sanzioni

Avviso ai naviganti (leggi compagnie telefoniche): occhio a fare i furbi perché chi non sarà pronto per dare lo stop agli extra-costi di roaming dal 15 giugno rischia «sanzioni» se davvero non è così. A dirlo all’Ansa oggi è stato il direttore della Dg Connect della Commissione europea, Roberto Viola, rispondo così a distanza agli allarmi emersi nel fine settimana dopo la diffusione delle linee guida stilate dal Berec (l’organizzazione delle Authorities nazionali di regolazione) per l’attuazione della fine del roaming.

Come scritto anche sul Sole 24 Ore, con le linee guida del Berec viene messa nero su bianco la possibilità per gli operatori di richiedere una deroga di 12 mesi all’eliminazione dei sovraccosti di roaming quando si viaggia in Europa, ma solo motivandola con le difficoltà a far fronte alle nuove spese. Alla fine però a decidere sarebbe comunque Agcom. Che tutto permetterebbe tranne che furbizie sul tema.

Da qui l’intervento di Roberto Viola che ha ricordato come eventuali deroghe di un anno riguarderanno solo quegli operatori che avessero perdite complessive superiori al 3 per cento. Cosa, questa «molto poco probabile» per i “big”, da Tim, a Vodafone a Wind Tre. «In Italia – ha ricordato Viola – la valutazione spetta all’Agcom», ma «dai dati in nostro possesso è poco probabile che gli operatori italiani medio-grandi si trovino in questa situazione», in quanto «in Italia il traffico è molto bilanciato»: dato che in media gli italiani viaggiano poco, appena 2,2 giorni l’anno e anche tra chi viaggia, il numero medio di giorni passati all’estero è di 8, ha aggiunto il direttore generale della Commissione Ue. Quindi «l’impatto complessivo sugli operatori è bassissimo», ha sottolineato, ricordando che quelli più a rischio sono al contrario gli operatori dei Paesi del Nord Europa.

A rischio, a questo punto, potrebbero essere i clienti degli operatori virtuali, i cosiddetti MVNO che “girano” sulle reti degli operatori infrastrutturati italiani (Tim, Vodafone, Wind Tre). Si parla di 7,3 milioni di sim a dicembre 2016 su 98,2 milioni totali (secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Agcom, con Poste Mobile che fa la parte del leone con il 50,3% di quota, seguita da Fastweb (14,9% di quote), Coop Italia e Lycamobile (11%) , Erg Mobile (5,9%) e altri Mvno (6,9%). Questi, i più piccoli, potrebbero non riuscire a stare al passo dei nuovi impegni. Ma il rischio di consegnare spazi di mercato dovrebbe ridurre gli spazi di richiesta di deroghe.

A ogni modo il regolamento anti-abusi per il roaming della Commissione Ue, proposto a settembre e adottato il 15 dicembre, stabilisce che siano i garanti nazionali delle tlc a valutare se un operatore abbia realmente il diritto a chiedere un “opt-out” dal roaming a costo zero, in base a simulazioni economiche basate sui dati degli anni precedenti da cui deve emergere che il peso negativo sull’intero fatturato sia, come detto, di almeno il 3 per cento. Dire solo che non si è pronti, ha ricordato Viola, «non si può chiedere una deroga se non si è pronti». Insomma, non è una condizione di per sè sufficiente. Precisazioni forse scontate altrove. Ma in Italia, vista la facilità di andare verso la “litigation”, sia fra operatori sia fra operatori e clienti, meglio mettere i puntini sulle “i”.

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