Smart working: chi e perché continuerà ad usarlo

redazione
By redazione Aprile 6, 2021 11:19

La declinazione dello “smart working” è ormai una costante del nostro linguaggio e delle nostre vie, dall’avvento della pandemia. La forma di lavoro cosiddetto “agile”, promossa per necessità, sembra essere destinata a diventare una costante e non una meteora collegata alla pandemia. Difatti, il 54% delle imprese, in particolare servizi e manifattura (eccetto le filiere produttive che richiedono la presenza), continueranno a servirsi di questa modalità lavorativa.

Nuovi scenari lavorativi

Anche la settimana lavorativa verrà “spezzata” con 2,6 giorni in presenza ed i restanti 2,4 “a distanza”. La formazione a distanza ha aiutato il 56% dei lavoratori. Questi gli scenari studiati nel «Quick survey Smart working 2.0» di Fondirigenti. Lo smart working ha conseguenze positive sull’ambiente, in quanto i minori spostamenti contribuirebbero a ridurre le emissioni di Co2 di circa 300 chili a persona l’anno, consentendo a ciascuno un risparmio di mille euro.
Ci sono dunque tanti aspetti positivi legati allo smartworking ma al tempo stesso emergono aspetti problematici come l’assenza di socialità, problemi tecnico logistici come la connessione nonché il rischio eccessivo di call ed operazioni senza limiti di orario. Lo smart working resta dunque un’opzione importante, che ben calibrata può determinare tanti effetti positivi.

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By redazione Aprile 6, 2021 11:19