Sismabonus capannoni, il nodo del tetto

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By Federdat Agosto 14, 2017 09:45 Updated

Sismabonus capannoni, il nodo del tetto

Il sismabonus per i capannoni rischia di schiantarsi su una norma scritta male. Il tetto da 96mila euro, indicato dall’ultima legge di Bilancio (legge 232/2016) come limite massimo per le operazioni di messa in sicurezza autorizzate a incassare lo sconto, vale infatti anche per gli edifici produttivi, esattamente come per gli appartamenti. Questo difetto di fabbrica, con il passare dei giorni, ha sollevato sempre più allarme, perché ha iniziato a tagliare le gambe a molte imprese: la sostanza è che l’impatto del bonus in termini di investimenti mobilitati potrebbe essere inferiore alle attese.

Cominciano, allora, a emergere i primi casi di imprenditori che vorrebbero chiedere lo sconto, ma che non possono sfruttarlo. «Costruiti in questo modo, i bonus sono giusti per chi ha piccole operazioni, ma se entri in una logica di macro aree, bisogna inventarsi formule diverse». Sono parole di Damaso Zanardo, presidente della Zanardo, azienda specializzata nella logistica.

Nel dicembre 2015 ha acquisito l’area industriale ex Pagnossin a Treviso: 100mila metri quadrati con oltre 52mila metri di capannoni. È uno dei progetti simbolo del recupero industriale del Nord-Est. Circa 8mila metri di strutture sono stati già destinati a un polo della logistica ospedaliera, mentre il resto è stato oggetto di un masterplan, realizzato insieme all’università Iuav di Venezia, per creare un centro di riferimento per cultura, turismo e artigianato: a settembre il progetto diventerà esecutivo. Così, in queste settimane, si sta costruendo l’architettura finanziaria dell’operazione. Ma gli sconti per la messa in sicurezza non verranno in aiuto: «Stiamo calibrando l’investimento – aggiunge Zanardo -. È indubbio che con aiuti maggiori potremmo più facilmente trovare l’equilibrio finanziario, ma queste detrazioni ci serviranno a poco». Aggiunge Bruno Barel, consulente dell’operazione: «In un caso del genere, dire che ci sono 96mila euro di spese ammissibili significa lasciare tutto sulle spalle dei privati. Servirebbero misure adeguate alla complessità delle operazioni».

IL CENSIMENTO DEGLI EDIFICI PRODUTTIVI
Numero di capannoni per Regione. Dati aggiornati a fine 2016 (Fonte: Rapporto immobiliare 2017 – Agenzia delle Entrate/Omi)

Anche perché l’attenzione al tema del recupero dei capannoni, in questa fase, è notevole. Unindustria Treviso sta lavorando a un progetto di assistenza per imprese e Pa che vogliano attivare operazioni del genere: sarà presentato il prossimo 6 ottobre proprio nel complesso ex Pagnossin. Ma in queste settimane sta già prendendo corpo con alcuni casi pilota, come l’area della Fiera di Treviso e quella del quartiere del Piave. «In una fase di crescita dell’economia abbiamo assistito a una grande occupazione di suolo con i capannoni – spiega il direttore di Unindustria Treviso, Giuseppe Milan -. Ora dobbiamo pensare al recupero e noi ci offriamo come consulenti per gli aspetti progettuali, normativi e finanziari. Ma è chiaro che gli incentivi, come il sismabonus, sono decisivi».

La questione normativa affonda le radici nella legge di Bilancio. Qui si pone un limite per le spese che è possibile portare in detrazione, pari a 96mila euro per «unità immobiliare». Una definizione che rivela un dettaglio, illustrato dall’Ance: «La norma presenta un difetto di costruzione, perché è stata scritta per i condomini. Ma mentre nei condomini il concetto di unità immobiliare è piuttosto chiaro e la legge di Bilancio fa delle precisazioni in merito, lo stesso concetto di unità immobiliare, applicato ai capannoni, diventa una limitazione». Il risultato è che un capannone, ai fini del sismabonus,è formalmente un’unità immobiliare singola e, come tale, deve sottostare al limite unico di 96mila euro. Una vera tagliola per strutture che misurano anche migliaia di metri quadrati, sulle quali è facile spendere cifre a cinque zeri per la messa in sicurezza.

Associazioni come l’Ance si sono già accorte del problema e hanno segnalato la questione al ministero delle Infrastrutture e all’agenzia delle Entrate. Che, però, ha le mani legate da una norma che parla chiarissimo: impossibile sciogliere il nodo in via interpretativa. Serve, insomma, una correzione della legge. Nel frattempo qualcuno si sta inventando soluzioni creative e sta facendo ricorso a frazionamenti fittizi dei fabbricati produttivi, pensati proprio per moltiplicare lo sconto fiscale. Si tratta, però, di scorciatoie dal respiro cortissimo.

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