Sisma Marche, 268 attività produttive e commercaili costrette a spostarsi

Federdat
By Federdat Giugno 26, 2017 12:32 Updated

Sisma Marche, 268 attività produttive e commercaili costrette a spostarsi

A dieci mesi dal sisma, sono 268 le attività produttive, economiche e commerciali che sono costrette a delocalizzare temporaneamente per via dei danni subiti dal terremoto; la maggior parte si trovano in provincia di Macerata (236), le altre tra Ascoli Piceno (26) e Fermo (6). La Regione Marche ha messo a disposizione 10,5 milioni per avviare le aste per la fornitura dei moduli, dei quali 1,2 già utilizzati per accompagnare il processo delle prime 56 imprese. Complessivamente, i comuni interessati sono 39: per 6 di essi sono state trovate soluzioni alternative, come affitti e trasferimenti in altre aree comunali; 13 hanno concluso le procedure con la consegna dei moduli, in 3 sono vicine a completare l’operazione, mentre in 16 hanno appena avviato il percorso.

Ma i numeri del terremoto sono molto più ampi e servono a descrivere gli effetti disastrosi sulle comunità e sull’economia del territorio: l’area del cratere rappresenta il 42,3% delle Marche, ospita il 22,7% della popolazione e in essa opera il 21% degli addetti della regione.

Zootecnia e agricoltura dell’area dei Sibillini (la densità industriale è molto bassa, ndr.) hanno le difficoltà maggiori nel tornare ai livelli di attività pre-sisma: secondo Coldiretti sono circa 700 le aziende colpite e quasi la metà degli animali sopravvissuti alle scosse e al crollo delle stalle non possono fare conto sui moduli provvisori; tra decessi e stress, la produzione del latte è calata del 20%, mentre il raccolto del grano segna -15%, per l’effetto congiunto della riduzione dei terreni seminati e dalle condizioni climatiche. Per il rilancio del turismo, invece, è in atto una mobilitazione senza precedenti, grazie a una campagna promozionale della Regione e l’impegno di 25 artisti coinvolti dall’attore marchigiano Neri Marcorè nel cartellone di RisorgiMarche, operazione culturale e solidale in programma fino al 3 agosto nei luoghi simbolo del sisma.

“Serve una pianificazione strategica del nostro futuro: saremmo degli illusi se pensassimo di poter tornare come eravamo un anno fa”: ne è convinto il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, parlando della ricostruzione della sua città, uno dei simboli della distruzione. “Non basterà ricostruire – aggiunge -: servirà programmare, investire e credere in queste zone”. Ma per ricostruire bisognerà innanzitutto completare lo sgombero delle macerie, operazione che fatica a decollare: poco più di un milione di tonnellate secondo la stima della Regione nei 53 comuni che hanno predisposto i loro piani di rimozione, ma finora ne sono state rimosse circa 71 mila. E poi bisognerà riportare le comunità residenti alla normalità, anche questo un processo che procede lento: secondo la protezione civile nazionale, le Marche hanno fatto richiesta di 1.885 casette da installare in 21 comuni; le aree approvate dalla Regione sono 47 (sul totale di 72) e copriranno il fabbisogno di 1.418 SAE per un totale di 3.403 abitanti.
Sulla ricostruzione stanno lavorando anche i quattro atenei marchigiani: un progetto di 6 mesi per un team di 11 laureati, che effettueranno le indagini sul campo insieme con un gruppo di ricercatori coordinati dall’Università di Camerino, in collaborazione con i colleghi di Modena e Reggio Emilia e con il Comitato nazionale per la Strategia delle aree interne.

© Riproduzione riservata

Argomenti:
Federdat
By Federdat Giugno 26, 2017 12:32 Updated