Sgambetto tedesco al brevetto europeo

Federdat
By Federdat Luglio 2, 2017 10:45 Updated

Sgambetto tedesco al brevetto europeo

Di nuovo uno stop per il Tribunale Ue dei brevetti. Di nuovo un ritardo che potrebbe tenere il progetto in “congelatore” sino al 2019. Uno stop che, questa volta, non viene da Londra, in piena fase Brexit , ma dal più fiero (sinora) sostenitore del progetto: ovvero la Germania.

Lo stop tedesco
Il 13 giugno – come riporta il quotidiano tedesco Faz, Frankfurter Allgemeine Zeitung – un cittadino tedesco (cui la Corte garantisce l’anonimato) ha fatto ricorso contro la normativa europea che istituisce il brevetto unitario e la relativa Corte (Upc) per una valutazione di merito sulla presunta incompatibilità della disciplina europea rispetto alla Costituzione federale tedesca.

Considerando che il progetto ha mosso i suoi primi passi nel 2009 e che il primo accordo tra Paesi membri porta la data del 2012, arrivare alle soglie della ratifica, da parte di Gran Bretagna e Germania (2 Paesi che dovrebbero ospitare 2 delle 3 sedi “principali” del tribunale e senza le cui ratifiche il sistema non può entrare in vigore), è quanto meno singolare. Anche perchè i 2 rami del Parlamento tedesco hanno già votato a favore della normativa su brevetto e Corte unitari, che era solo attesa alla firma del presidente della Repubblica tedesco, Frank-Walter Steinmeier, e alla successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale tedesca. Passaggi che sarebbero comunque avvenuti dopo la ratifica inglese, visto che gli accordi prevedono che la Germania, tra i grandi Paesi, sia l’ultima a ratificare e a dare il via al progetto.

I giudici della Suprema Corte di Karlsruhe – come conferma anche Alexander Ramsey (che guida il comitato preparatorio del brevetto unitario) – hanno accolto il ricorso e, in via cautelare, in attesa di una valutazione di merito sulla compatibilità tra discipina Ue e norme nazionali, chiesto formalmente al presidente Steinmeier di non firmare, fermando l’iter di approvazione. Del resto, in Germania, la Corte Costituzionale è tenuta a valutare tutti i ricorsi presentati. In gran parte, in breve tempo, li rigetta come infondati. Tuttavia, considerando la complessità della tutela intellettuale, non si esclude che la valutazione possa prendere tutto il tempo necessario, ovvero sino a un anno. Tanto che il comitato preparatorio del brevetto unitario – che aveva annunciato qualche settimana fa la volontà di avviare una fase transitoria e sperimentale per poter partire a peino regime a inizio 2018 – ha ammesso che una data a questo punto non è prevedibile e si arriverà al 2019.

Cosa cambia per noi
Oggi esiste già un brevetto europeo. L’azienda manda una domanda sola (in inglese, francese o tedesco) all’Epo (l’ente brevetti) e specifica per quali Paesi intende attivare la copertura IP (solitamente Germania, Francia,Regno Unito…). Più Paesi include e più si paga. Ma in caso di contenzioso si fa riferimento ai tribunali nazionali e l’azienda italiana che si trova a doversi tutelare a Monaco, a Praga o Parigi deve affidarsi alle locali giurisdizioni.

Il brevetto unitario prevede, invece, che con una sola procedura (simile alla precedente) e un solo pagamento (ben inferiore alla somma degli importi necessaria oggi per tutelarsi in tutta Europa), la copertura brevettuale scatti automaticamente in tutti gli Stati Ue aderenti ( solo la Spagna è fuori).

A questo “strumento” si affianca il Tribunale per il brevetto unitario, foro sovranazionale specializzato nelle controversie in materia di brevetti. La Corte di I istanza avrà una sezione centrale a Parigi e quelle “specializzate” a Londra (brevetti farmaceutici) e Monaco (ingegneria). Oltre a numerose corti regionali (aree baltico-scandinava, Est Europa e greco-balcanica) e locali (tra cui quella di Milano). Il sistema entra in vigore solo dopo la ratifica di almeno 13 Stati Ue, tra cui Germania, Francia e Gran Bretagna. Per ora, la sfida sembrava essere solo quella di come gestire l’incompatibilità di Londra, in uscita dalla Ue ma sede di una Corte (in cui si applica il diritto Ue). La “fretta” con cui Londra, in questi mesi, ha voluto ratificare pare andare nella direzione di portare a casa il più possibile prima di entrare nel vivo dei negoziati con Bruxelles. Ora, l’inattesa frenata tedesca potrebbe essere letto come un tentativo di freno in chiave anti-Brexit. Intanto, le aziende europee attendono. Comprese quelle tedesche, tra le maggiori sostenitrici del brevetto unitario.

© Riproduzione riservata

Argomenti:
Federdat
By Federdat Luglio 2, 2017 10:45 Updated