Sdf punta sulla fabbrica hi-tech

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By Federdat Aprile 14, 2017 12:04 Updated

Sdf punta sulla fabbrica hi-tech

Il carrello svolta a destra, si ferma sotto la gigantesca trasmissione, la aggancia e inizia il suo percorso lungo la linea, dove il trattore lentamente prende forma e corpo. Movimenti coordinati, a guida laser e totalmente automatizzati che rappresentano l’ultima tappa del percorso di sviluppo di Sdf, multinazionale dei trattori e dei macchinari agricoli che proprio sugli investimenti ha costruito la propria strategia di crescita. Il rinnovamento radicale del sito di Treviglio, con nuove linee di montaggio automatizzate e un nuovo impianto di verniciatura è solo un tassello di un piano complessivo da oltre mezzo miliardo, risorse messe in campo dal 2010 al 2018 per intervenire a 360 gradi sui mercati, i prodotti, le fabbriche, creando da zero anche un nuovo sito produttivo in Germania. «I risultati raggiunti in questo triennio – spiega l’ad Lodovico Bussolati – in fondo non sono altro che l’esito di un percorso che abbiamo impostato nel 2010, puntando con decisione sull’internazionalizzazione e sul rinnovamento integrale della gamma dei prodotti. In un mercato difficile, che si contrae, guadagnare quote di mercato, come accade in Europa, è un successo non banale». Partendo da poco meno di 900 milioni di ricavi nel 2009, il gruppo è progressivamente cresciuto arrivando a quota 1,37 miliardi (in Italia solo il 10%), con un ebitda che sfiora i 120 milioni: numeri che consentono di erogare anche quest’anno ai dipendenti un cospicuo premio di risultato, in media 4700 euro per addetto. Risultati di bilancio in linea con il 2015, pur all’interno di un mercato in contrazione, che ha visto ridurre vendite e margini per tutti i big del settore. Difficoltà compensate da Sdf anzitutto con l’apertura di nuovi mercati, perché gli investimenti varati sono serviti anche per allargare il raggio d’azione geografico: al presidio “storico” in Germania, Francia, Croazia e India si è aggiunta infatti la presenza produttiva diretta in Cina e Turchia. Mercati quasi inesistenti fino a pochi anni fa, che oggi valgono poco meno di 300 milioni di ricavi. «In parallelo ai mercati e ai prodotti – aggiunge Bussolati – ci siamo concentrati anche sulle fabbriche, perchè solo attraverso l’innovazione dei processi produttivi è possibile mantenere la propria competitività. Investire qui era una precondizione per alimentare lo sviluppo futuro».

Un esempio è proprio il sito di Treviglio, che grazie ai nuovi investimenti (oltre 22 milioni) riesce ad avere una maggiore flessibilità produttiva, unita ad un miglioramento qualitativo reso possibile dall’inserimento di dosi progressive di automazione 4.0. Gli ordini, in crescita, spingono l’azienda ad accelerare anche dal lato delle assunzioni: ai 60 addetti entrati di recente si aggiungeranno altre 30 persone a breve. «In due anni – spiega Bussolati – grazie al jobs act abbiamo inserito 170 addetti, tra cui molti giovani laureati. Che in effetti rappresentano per il Paese una grandissima risorsa, che invita all’ottimismo: se li metto a confronto ad esempio con gli ingegneri tedeschi, devo dire che i nostri hanno decisamente una marcia in più».

In aggiunta ai nuovi inserimenti (il gruppo ha 4200 addetti), l’azienda ha messo a punto anche un programma di individuazione dei “talenti” interni, soggetti di qualsiasi livello e reparto che vengono selezionati e coinvolti in programmi di formazione ed esperienze ad hoc, con percorsi di carriera mirati. «Cinque anni fa – conclude Bussolati – uno di loro era un impiegato, oggi è tra i top manager del gruppo. Riconoscere e premiare il merito credo sia alla base di una gestione sana in ogni azienda».

Mercati, prodotti, fabbriche: la strategia di Sdf raccontata dall’ad Lodovico Bussolati

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