Sale la fiducia del manifatturiero e dei consumatori

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By Federdat Luglio 26, 2017 10:40 Updated

Sale la fiducia del manifatturiero e dei consumatori

Sale a luglio l’indice di fiducia dei consumatori (nonostante le aspettative sul mercato del lavoro restino negative), mentre flette quello delle imprese, condizionato dalle aspettative del settore del commercio e dei servizi. Tono positivo, invece, per il manifatturiero, che guarda con ottimismo alle prospettive su ordini, scorte e magazzino. Per i beni strumentali il saldo ritorna positivo per la prima volta dal 2008.

A luglio l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta leggermente passando da 106,4 a 106,7. Lo rende noto l’Istat segnalando allo stesso tempo che «l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra una diminuzione spostandosi da 106,3 a 105,5. L’indice si attesta comunque sul valore medio del periodo gennaio-giugno 2017».

Il recupero del clima di fiducia dei consumatori è dovuto essenzialmente alla componente personale (il clima personale passa da 100,9 a 101,6), corrente (il relativo clima sale da 105,7 a 106,3) e futura (il clima aumenta da 107,7 a 108,2). Invece, la componente economica registra una diminuzione passando da 123,6 a 122,9».

I giudizi circa la situazione economica del Paese – segnala l’Istat – sono in peggioramento, mentre le relative aspettative sono in miglioramento. Continuano a peggiorare, per il quarto mese consecutivo, le aspettative sulla disoccupazione. Per quanto riguarda le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, si rileva un deciso aumento sia della quota di individui che ritengono i prezzi diminuiti negli ultimi 12 mesi sia di quella di coloro che si aspettano una diminuzione nei prossimi 12 mesi.

Quanto alle imprese, «nel mese di luglio il clima di fiducia aumenta da 107,3 a 107,7 nel settore manifatturiero e da 129,8 a 131,1 nelle costruzioni; per quanto riguarda il commercio al dettaglio, il valore dell’indice si attesta a quota 109,0 da 108,8. In controtendenza solo il settore dei servizi dove l’indice diminuisce da 106 a 105». Analizzando i singoli comparti, l’indice del clima di fiducia scende nei beni di consumo (da 105,0 a 103,5) e nei beni intermedi (da 105,2 a 103,7), mentre risulta in crescita da 112,1 a 116,5 nei beni strumentali. Analogamente, i giudizi sugli ordini peggiorano nei beni di consumo e nei beni intermedi, mentre migliorano nettamente in quelli strumentali, dove il saldo torna a essere positivo per la prima volta dal 2008; anche le attese di produzione crescono solo nei beni strumentali. Infine, il saldo relativo ai giudizi sulle scorte è in aumento nei beni di consumo ed in quelli intermedi, risulta invece in diminuzione nei beni strumentali.

Secondo le consuete domande trimestrali sulla capacità produttiva, nel secondo trimestre del 2017 il grado di utilizzo degli impianti sale da 75,9% a 77,0% del trimestre precedente. Flette leggermente la quota di operatori che segnala la presenza di ostacoli all’attività produttiva (dal 24,5% al 24,0%): tra questi, scende leggermente la percentuale di imprese che segnala come vincolo all’attività l’insufficienza della domanda; rimane stabile, invece, la percentuale di coloro che considerano i vincoli finanziari come ostacoli alla produzione.

«Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia- illustra infine l’Istat – nel comparto manifatturiero si evidenzia un miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle aspettative sulla produzione; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo». Nel settore delle costruzioni, i giudizi sugli ordini sono in peggioramento ma si registra un aumento deciso delle aspettative sull’occupazione. Nei servizi diminuiscono le aspettative sugli ordini e i giudizi sull’andamento degli affari sono in deciso peggioramento, mentre quelli sugli ordini registrano un lieve miglioramento. Nel commercio al dettaglio si registra un incremento marcato del saldo relativo alle vendite correnti mentre diminuisce quello relativo alle aspettative sulle vendite future; le scorte di magazzino sono giudicate in decumulo».

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