Rush finale per l’Ilva ai privati

Federdat
By Federdat Maggio 28, 2017 10:49 Updated

Rush finale per l’Ilva ai privati

Il giorno dopo il d-day dell’Ilva, le chiavi degli impianti tarantini sono ancora nelle mani dei commissari. Tra Am Investco Italy e l’Ilva c’è ancora da percorrere un ultimo miglio, rappresentato da un lungo elenco di passaggi formali e qualche ostacolo. Non c’è dubbio però che, con la decisione presentata venerdì, il futuro del primo gruppo siderurgico italiano sia ormai targato ArcelorMittal, il primo produttore d’acciaio del mondo.

La marcia di avvicinamento all’Ilva potrà durare al massimo fino al 31 marzo dell’anno prossimo, data in cui, dopo la proroga accordata con la procedura, scadrà lla validità dell’offerta di Am (nella cordata, oltre ad ArcelorMittal, che possiede l’85%, anche Marcegaglia, con il 15%, e IntesaSanpaolo, che entrerà nei prossimi giorni ad aggiudicazione avvenuta, rilevando dal gruppo mantovano una quota tra il 5 e il 10 per cento). Il commissario Enrico Laghi, nell’ultima audizione alla Camera, aveva stimato in circa sei mesi il tempo necessario per perfezionare il programma di cessione delle attività, una volta individuato il partner ideale.

L’iter è già partito. Lunedì è previsto il parere di competenza del Comitato di sorveglianza sull’istanza (contenente l’esito della valutazione relativa alle offerte) presentata venerdì dai tre commissari (il giudizio, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’operazione, è stato unanime); entro la giornata il Comitato consegnerà al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda le risultanze della gara. Martedì in tarda mattinata è fissato l’incontro tra Calenda e i rappresentanti sindacali: a valle di questo vertice si collocheranno le valutazioni del Mise e l’aggiudicazione, che avverrà per decreto.

Una volta sancito questo passaggio formale, Am avrà trenta giorni per fare richiesta di una nuova Aia, sulla base del piano ambientale presentato con l’offerta definitiva: da lì in poi si dovrà attendere un massimo di altri sessanta giorni per pubblicare (non oltre il 30 settembre) il decreto ambientale della presidenza del consiglio dei ministri che fisserà la nuova Autorizzazione (si prevede un tetto della produzione a 6 milioni, con la possibilità di alzare il livello di produzione in seguito agli adempimenti ambientali). Prima, tra luglio e agosto, è prevista una consultazione pubblica sul piano ambientale.

Prima dell’acquisto va anche definito l’accordo con i rappresentanti dei lavoratori (serve un’intesa sindacale e una sottoscrizione individuale di ogni dipendente per il passaggio dall’amministrazione straordinaria al nuovo proprietario). In parallelo, si siederanno al tavolo gli esperti legali, per negoziare e definire nei minimi dettagli il vero e proprio contratto di cessione (in una prima fase in affitto) degli asset in amministrazione straordinaria. Tutto quello che è stato proposto in sede di offerta dovrà essere disciplinato all’interno del contratto, comprese le garanzie concesse da Am nelle ultime settimane e legate al mantenimento del perimetro dell’offerta e connesse al «rischio antitrust». Questo è il passaggio più delicato, e investe direttamente l’istruttoria europea, che viaggerà in parallelo con la definizione del contratto, e che richiederà un minimo di 60 giorni se non ci saranno criticità (in caso di un allungamento dei tempi è comunque possibile porre la delibera antitrust come clausola sospensiva). A questo proposito, in una lettera dello scorso 10 aprile la direzione generale Competition della Commissione europea sottolinea il rischio di tempi lunghi per l’indagine su un’eventuale posizione dominante. ArcelorMittal, aggiungono poi i funzionari Ue, ha numerose attività in Europa, e non è possibile escludere a priori che con l’acquisizione di Ilva possa aumentare la sua posizione in alcuni mercati. I vertici del gruppo con sede in Lussemburgo hanno pubblicamente e a più riprese escluso il rischio di concentrazione, fornendo anche prove documentali, pur riconoscendo di essere vicini alla soglia in alcuni segmenti, come per esempio nello zincato. Spetterà all’Ue definire con esattezza il grado di concentrazione del gruppo nel «freddo» e stabilire se saranno necessari «rimedi» (e soprattutto se la «clausola di salvaguardia» ottenuta dai commissari, legata al perimetro di Ilva, comprenda anche asset già detenuti in Italia, come per esempio la Magona di Piombino, o controllati dai partner della cordata, come per esempio il sito di Ravenna del gruppo Marcegaglia). Per eludere il rischio di un verdetto antitrust sfavorevole, a detta di alcuni osservatori, ArcelorMittal potrebbe accettare di abbassare la sua quota in Am sotto la soglia del 51%, magari accogliendo nuovi partner. Si tratta di un’ipotesi che però al momento non trova conferma tra gli ambienti vicini alle cordate.

© Riproduzione riservata

Argomenti:
Federdat
By Federdat Maggio 28, 2017 10:49 Updated