Riparte il lavoro di Cementir a Taranto: gli scarti dell’Ilva non sono inquinati

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By Federdat Dicembre 13, 2017 08:44 Updated

Riparte il lavoro di Cementir a Taranto: gli scarti dell’Ilva non sono inquinati

La loppa di provenienza Ilva usata dalla Cementir a Taranto non è inquinata. È quindi revocato il sequestro disposto dal giudice delle indagini preliminari di Lecce, lo stabilimento riprende la produzione dopo due mesi di fermata e i 72 addetti, colpiti da un provvedimento di licenziamento collettivo, tornano al lavoro. È l’evoluzione positiva, nell’arco di due mesi, della crisi Cementir a Taranto, azienda presente a Taranto da circa 50 anni.

Tutto comincia lo scorso 8 settembre. Il gip di Lecce, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e della Procura di Taranto, mette sotto sequestro la centrale Enel di Brindisi, la Cementir di Taranto e il parco loppa dell’Ilva di Taranto. L’accusa: l’uso di ceneri e di loppa inquinata rispettivamente da parte di Enel e di Cementir. La loppa, necessaria per la produzione del cemento, arriva a Cementir dall’Ilva e i due siti industriali, vicini, sono collegati anche da un nastro trasportatore. Cementir è dunque costretta a fermarsi e il 4 ottobre avvia il licenziamento di tutto il personale.

«Non possiamo più agire a costi competitivi e il mercato del cemento è già segnato dalla crisi», dice la società. Lo stabilimento di Taranto, aggiunge Cementir, ha necessariamente bisogno della loppa siderurgica, scarto di lavorazione dell’acciaio. Senza non può produrre ed è inevitabilmente costretto a chiudere. Quando la società prende la decisione del licenziamento collettivo, Cementir ha in corso a Taranto la cassa integrazione per area di crisi industriale complessa. Già un anno prima, infatti, l’azienda aveva annunciato la dismissione a causa delle difficoltà del settore. Poi le norme sull’area di crisi avevano consentito una via d’uscita attraverso la “cassa”.

Dopo il sequestro, lo scorso 23 novembre il gip di Lecce – che nel frattempo aveva nominato gli amministratori giudiziari per i tre impianti sequestrati – ha autorizzato la ripresa di Cementir «mediante l’utilizzo di una loppa diversa da quella fornita dall’Ilva e l’uso dei parchi di stoccaggio e degli impianti produttivi». Ma la vera schiarita arriva pochi giorni fa, il 6 dicembre, quando lo stesso gip autorizza la Cementir «a procedere all’utilizzo della loppa giacente presso il parco dello stabilimento», quella sequestrata a settembre, «atteso che sulla stessa è stata effettuata la caratterizzazione con esito positivo». In sostanza, gli esami dicono che quella loppa proveniente dall’Ilva non è inquinata.

A questo punto, la Cementir riavvia l’attività a Taranto (lo stabilimento è un centro di macinazione) e per il personale si profila la revoca del licenziamento. In un incontro in Regione Puglia, l’azienda si è infatti detta disposta a chiedere la proroga della cassa integrazione per un altro anno considerato che per le aree di crisi industriale complessa, nelle quali ricade Taranto, si prospetta la continuità dell’intervento. Nel frattempo, l’Autorità garante per la concorrenza e per il mercato ha dato il via libera all’acquisizione di Cementir da parte del gruppo Italcementi, mentre la Regione Puglia proseguirà il «piano di recupero occupazionale già concordato nell’anno 2017, finalizzato prioritariamente alla rioccupazione dei lavoratori che dovessero risultare in esubero al termine del periodo di integrazione salariale».

Previsto, a tal fine, «un ulteriore progetto di interventi formativi della durata minima di 80 ore pro capite» per l’aggiornamento professionale e «il miglioramento delle competenze dei lavoratori nell’ottica della loro rioccupabilità».

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