Record storico di 2 miliardi di euro per la meccanica ceramica

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By Federdat Giugno 23, 2017 07:34 Updated

Record storico di 2 miliardi di euro per la meccanica  ceramica

Il record storico battuto nel 2016 dai costruttori italiani di macchine per ceramica – le 147 imprese del settore hanno superato il muro dei 2 miliardi di euro di giro d’affari – è la conferma di una leadership mondiale di questa nicchia del made in Italy che non conosce crisi. Ed è il nuovo limite da battere già quest’anno. Perché tra ordini esteri in ascesa ed exploit della domanda domestica legata agli incentivi del Piano Industria 4.0, si preannuncia un 2017 in ulteriore miglioramento, come conferma il + 13,3% registrato nel primo trimestre dal centro studi di Acimac, l’associazione confindustriale dei costruttori di macchine e attrezzature per ceramica, che a Baggiovara di Modena ha presentato oggi i risultati annuali.

«Il portafoglio ordini del 2017 è praticamente pieno e le nostre aziende stanno
cominciando a programmare le consegne dei primi mesi del 2018. Ci attendiamo, pertanto, una chiusura d’anno in crescita rispetto ai già ottimi risultati raggiunti a fine 2016», anticipa il presidente Paolo Sassi, preferendo non azzardare trend futuri. Ma gli imprenditori del comparto parlano già di un incremento a doppia cifra da qui a fine anno.

Il 2016 si è chiuso per il settore con una crescita complessiva del +2,3% a 2,028 miliardi di euro, per l’84% legato all’industria delle piastrelle (è infatti il connubio tra meccanici e ceramisti nel distretto-culla di Sassuolo il segreto dell’avanguardia tecnologica). A trainare è il mercato italiano (+4,5%, ma la domanda interna pesa meno di un quarto sul fatturato totale), mentre le piazze estere hanno registrato un +1,6%. L’Unione europea che si conferma prima destinazione anche per dinamismo (+23,3% nel 2016 rispetto al 2015). In calo il Sud-Est asiatico (-14,3%), secondo mercato target per gli impianti ceramici italiani, mentre è in forte recupero la domanda dal Medio Oriente (+25,1%) e va bene pure il business in Nord America, con un +8,5 per cento.

Ma il dato più rappresentativo della ripresa è il +6,2% dell’occupazione (salita a 6.614 occupati), dopo anni difficili e a fronte di una sostanziale stabilità delle imprese. «Un segno di come le nostre aziende stia scommettendo sulla propria crescita partendo dal fattore umano, così centrale e determinante nello sviluppo delle nostre attività», aggiunge il presidente.

«È tornata a circolare la fiducia, al di là degli ottimi risultati e anche degli incentivi del piano Calenda, che hanno impresso una spinta enorme a inizio anno, con un +60,6% di vendite interne nel primo trimestre. Ma soprattutto le Pmi è bene siano caute», è il monito che lancia il direttore di Acimac, Paolo Gambuli. «Non solo a metà 2018 non ci saranno più super e iperammortamento, ma si sconterà anche l’effetto rimbalzo dopo la forte accelerazione di questi mesi. Allora ci si dovrà tornare a concentrare su temi strategici per la crescita di lungo termine, come le aggregazioni e lo sviluppo nel continente asiatico, dove la concorrenza cinese si fa sempre più insidiosa».

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