Priolo, battaglia legale sul sequestro

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By Federdat Luglio 25, 2017 08:43 Updated

Priolo,  battaglia legale sul sequestro

Sulla spiaggia di Priolo, a meno di un chilometro in linea d’aria dalle ciminiere della raffineria Isab, il sindaco Antonello Rizza ha appena inaugurato l’ultimo lido. E con questo fanno sei. Siamo nel cuore della zona industriale del siracusano, e sembra di essere altrove, in una tranquilla località di vacanza. È sempre lo stesso luogo in cui, la scorsa settimana, si è consumato con il sequestro preventivo delle raffinerie l’ultimo atto di una vicenda che appare paradossale: da un lato il sindaco invita le persone a venire qui in vacanza e a fare il bagno tranquillamente, dall’altro il gip del tribunale di Siracusa, Michele Consiglio, accogliendo la richiesta della procura guidata da Francesco Paolo Giordano intima agli impianti Isab (di proprietà dei russi Lukoil) a mettersi in regola aderendo entro 15 giorni a una serie di prescrizioni dettate sulla base delle conclusioni dei consulenti di parte dei pm che da due anni indagano sull’aria di Siracusa e dintorni. Un provvedimento che ha coinvolto la raffineria Esso, che appartiene agli americani di ExxonMobil.

Che vi sia necessità di fare chiarezza lo dicono i sindacati: «È centrale un urgente aggiornamento dell’elenco dei parametri inquinanti pericolosi e della loro combinazione in atmosfera. I limiti oggi indicati sono in realtà superati da tempo: il legislatore intervenga senza indugi» si legge in un comunicato di Cgil, Cisl e Uil.

Il paradosso dell’area industriale siracusana si gioca davvero sul filo del rasoio dei pareri degli esperti e delle interpretazioni normative. I consulenti della procura, tra cui il chimico Mauro Sanna e Nazareno Santilli dell’Ispra, attribuiscono agli impianti sequestrati i tre quarti di responsabilità del presunto inquinamento dell’aria nella zona industriale di Siracusa. Sul fronte delle imprese si lavora per capire quale strada seguire:  Isab, per esempio, si prepara a incontrare gli avvocati e mettere a punto una strategia. C’è una questione su cui negli ambienti imprenditoriali siracusani si continua a riflettere: i consulenti della procura, è la tesi, avrebbero operato in modo diverso rispetto alle autorizzazioni e non avrebbero evidenziato da nessuna parte una violazione specifica; vengono contestati alcuni reati da codice penale ma nessuna infrazione prevista dal Testo unico ambientale sulla base del quale sono rilasciate le Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale). Ma non basta: le aziende si trovano a valutare anche la valenza giuridica che il sequestro e le prescrizioni possono avere. Il dubbio è anche questo: accettare le prescrizioni significa ammettere di aver violato le norme e sconfessare il lavoro fatto dalle diverse commissioni che hanno dato le autorizzazioni.

Per il momento si sa che gli indagati sono otto. Ma si sa anche di possibili interessi investigativi per le procedure di rilascio dell’Aia. Resta l’incertezza sul resto soprattutto perché vi è la sensazione diffusa che sia una strategia per ridimensionare e parecchio il polo industriale siracusano. Isab, con i suoi quattro miliardi di fatturato l’anno, dopo aver perso un miliardo tra il 2009 e il 2016, aveva pianificato il riavvio di un impianto fermo dal 2010 per portare la lavorazione di greggio da 12 milioni a 18 milioni di tonnellate annue. Difficile dire cosa decideranno ora i russi: di fatto il piano è stato per il momento accantonato. I sindacati temono uno sfaldamento della produzione industriale con conseguenze per almeno diecimila persone. Un disastro. Dice Paolo Sanzaro (Cisl): «Bisogna tornare a confrontarsi per coniugare il lavoro e la tutela ambientale».

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