Pedemontana, tre progetti sospesi sul filo

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By Federdat Giugno 30, 2017 12:54 Updated

Pedemontana, tre progetti sospesi sul filo

Sul possibile fallimento di Pedemontana si deciderà a partire dal 24 luglio, quando ci sarà la prima udienza in cui anche la società autostradale farà valere le sue ragioni, contro la richiesta della procura di Milano avanzata al Tribunale di chiudere il progetto perché mancano i presupposti per «la continuità aziendale», e visto che «l’indebitamento presso terzi è pari a oltre il doppio dei mezzi propri e il patrimonio netto non è in grado di assicurare gli investimenti che, in prima battuta finanziati soprattutto con passività di breve periodo, sono oggi pressoché del tutto interrotti».

Ci sono, in prospettiva, anche possibili scenari che riguardano altre tre partite: il diritto al recesso del Comune di Milano dalla holding di controllo Serravalle; gli investimenti sulla Rho-Monza; la realizzazione del raccordo della Tangenziale Est di Milano verso Segrate. Tutti progetti che potrebbero subire un impatto dal fallimento.

Opera da 5 miliardi
La Pedemontana è un’opera che teoricamente costa 5 miliardi (con gli oneri finanziari) per 70 chilometri di strada dalla provincia di Varese a quella di Bergamo, e che attualmente non ha un piano finanziario e industriale per ricevere prestiti bancari. Il primo tratto, quello già realizzato (20 chilometri fino allo svincolo di Lomazzo), al momento ha già assorbito 800 milioni del miliardo e 200 milioni di fondi pubblici stanziati (si veda l’articolo a fianco).

Risorse per 2 miliardi
Le risorse, messe tutte insieme – tra prestiti ponte e subordinati, equity già versato e finanziamenti statali – arrivano a due miliardi. Il risultato è che l’opera non riesce ad andare avanti, anche se il secondo lotto è già stato aggiudicato a Strabag (che ora chiede extracosti per i ritardi).

Con il fallimento non verrebbe meno solo l’opera in sé, che già evidentemente stenta a ripartire, ma anche il patrimonio della controllante Serravalle sarebbe messo in crisi – oltre ad eventuali pagamenti aggiuntivi a fornitori e imprese -. Fatto, questo, che potrebbe mettere a rischio altre partite aperte.

Prima di tutto il primo conteggio più semplice. Il Comune di Milano sta trattando con la società Serravalle per restituire il suo 18,6% e incassare 90 milioni, mentre per la Serravalle il valore della quota non dovrebbe superare i 75 milioni. Fino a qui, il dibattito è noto. Se però il patrimonio di Serravalle scendesse, dicono i tecnici della società, probabilmente anche il valore delle azioni comunali andrebbe rivisto (al ribasso).

IL TRACCIATO DELLA PEDEMONTANA LOMBARDA
Fonte: Elaborazione Il Sole 24 Ore su dati www.pedemontana.com

Gli altri progetti
Poi ci sono gli investimenti sulla Rho-Monza: una strada da nove chilometri che alleggerirà il traffico cittadino, e solo parzialmente realizzata. Il costo complessivo è di 160 milioni, a carico della concessionaria Serravalle. Potrà proseguire il progetto con il peso del fallimento di una partecipata? Incognita. Sicuramente ci sarebbe una battuta d’arresto.

Infine il raccordo autostradale da realizzare per arrivare dalla Tangenziale Est di Milano a Segrate. Un progetto che dovrebbe servire ad alleggerire il traffico della Cassanese per arrivare dritti a quello che diventerà il più grande centro commerciale d’Europa, finanziato da Westfield con 1,5 miliardi. La strada, meno di 10 chilometri, è per un terzo affidata a Serravalle, che dovrà sostenere un investimento da 60 milioni. Anche per questa strada vale il discorso di prima. Infine, in Pedemontana ci sono attualmente 120 lavoratori il cui posto è a rischio.

La principale ragione che i vertici della Pedemontana oppongono è che nessun creditore ha chiesto denaro alla società, la quale ha 50 milioni in cassa. Inoltre il bilancio 2016, firmato dall’allora presidente Antonio Di Pietro, avrebbe già riportato la continuità aziendale, mentre l’analisi della procura si fermerebbe al bilancio precedente. Oltre a questo la società sta studiando la relazione di Roberto Pireddu, il consulente della procura sul cui lavoro si basa la decisione degli inquirenti. Da qui, dicono i vertici societari, emergerebbero numerosi errori, da illustrare in udienza.

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