Parte in salita la trattativa di Am Investco per il rilancio dell’Ilva

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By Federdat Luglio 20, 2017 12:02 Updated

Parte in salita la trattativa di Am Investco per il rilancio dell’Ilva

Tutelare l’ambiente, accelerando il risanamento degli impianti e delle aree del siderurgico a partire dalla copertura dei parchi minerali; rafforzare gli investimenti; non sacrificare nessun posto di lavoro tra diretti e indotto. Per l’Ilva, sono le tre priorità che oggi Fim, Fiom e Uilm indicheranno ad Am Investco Italy – la joint di Arcelor Mittal e Marcegaglia che a giugno ha acquisito l’azienda, inizialmente con un contratto di fitto, dall’amministrazione straordinaria – nel primo incontro al Mise.

Parte, infatti, la trattativa sui numeri dell’occupazione e sul profilo industriale dell’Ilva futura. L’accordo è vincolante ai fini della cessione e l’avvio del confronto – che già si presenta in salita per la complessità delle questioni da affrontare – viene marcato dai sindacati con nuovi scioperi. Dopo quello di quattro ore dell’1 giugno, all’indomani della cessione ad Am Investco Italy, ieri Fim, Fiom e Uilm hanno raddoppiato effettuando a Taranto otto ore di sciopero tra primo e secondo turno.

Le federazioni metalmeccaniche parlano di protesta riuscita. C’è stata, commentano, «una partecipazione che, nonostante il periodo di ferie e cassa integrazione, ha visto un’adesione di oltre il 40 per cento dei lavoratori pronti a sostenere le rivendicazioni contenute all’interno della piattaforma sindacale». Ridimensionano i numeri, invece, fonti vicine all’Ilva, che per il primo turno parlano di astensione del 16,1%, pari a 626 persone. Più drastica la protesta messa in campo dall’Usb: 32 ore di sciopero dalle 23 di ieri sino alle 7 di domattina. Stamattina, inoltre, l’Usb effettuerà un presidio davanti al Mise.

In quanto alle richieste da portare al tavolo, Fim, Fiom e Uilm le riassumono così in un documento. Per l’occupazione, si «deve necessariamente stabilire un punto imprescindibile per garantire il prosieguo della trattativa: nessun licenziamento, dato che la città ed il territorio tarantino hanno già pagato negli anni, a caro prezzo, la presenza della fabbrica», per cui, si sostiene, «pagare anche il conto della perdita di posti di lavoro non sarebbe tollerabile. In tutto questo – aggiungono – non trascuriamo le migliaia di lavoratori delle ditte di appalto e indotto che vivono con più drammaticità la vertenza Ilva dal suo inizio».

Am Investco Italy ha già migliorato la proposta iniziale portando l’occupazione a 10mila addetti su 14.200 del gruppo già dal prossimo anno mentre il Governo ha assicurato che nessun lavoratore rimarrà privo di protezione. Sul piano industriale, invece, Fim, Fiom e Uilm sostengono che «il futuro della siderurgia italiana passa dalla necessità̀ di innovare il processo produttivo. Bisogna invertire la rotta favorendo il cambiamento attraverso un piano di investimenti certi nel breve periodo – affermano –. Inoltre, bisogna avviare una campagna di manutenzione straordinaria degli impianti e investimenti sui tubifci, che negli anni addietro sono stati il core business di Ilva, fermi da 3 anni».

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