Parma zavorra i negozi in periferia per riportare business in centro città

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By Federdat Aprile 15, 2017 17:14 Updated

Parma zavorra i negozi in periferia per riportare business in centro città

«Non potevamo avviare una guerra legale contro le vecchie autorizzazioni già rilasciate, troppo costoso per le casse pubbliche. Così abbiamo studiato un innovativo regolamento che, nel pieno rispetto della direttiva Bolkestein sulla libertà di stabilimento, penalizza chi peggiora l’impatto ambientale, sociale e territoriale aprendo nuove superfici commerciali. Premiando invece chi riporta attività e negozi di medie dimensioni nel centro città». Cristiano Casa, assessore al Commercio della Giunta Pizzarotti, spiega così la delibera appena approvata dal Consiglio comunale, che ambisce a essere un precedente nel Paese per sovvertire i crismi del passato e rimediare alla desertificazione dei centri urbani, ben fotografata negli ultimi studi di Confcommercio: il numero dei negozi nel cuore delle città italiane è calato del 15% dal 2008 a oggi .

A supportare la Giunta Pizzarotti è stato il laboratorio Urb&Com del Politecnico di Milano, che ha lavorato tre anni alla check list dei criteri di buona progettazione con l’obiettivo di rendere più oneroso aprire attività all’esterno del tessuto urbano e di riportare i grandi attrattori di flussi (come Feltrinelli, Eataly, Zara) dentro le mura, giocando sul concetto di sostenibilità: «Avremo fatto 30-40 versioni del regolamento per arrivare al testo finale di un documento apripista per le amministrazioni locali italiane, che nel pieno rispetto degli strumenti urbanistici vigenti (di fatto sono piani commerciali travestiti) riesce a cambiare il paradigma degli ultimi vent’anni attraverso il calcolo di indicatori di impatto di interesse generale e l’introduzione di strumenti di compensazione. Il risultato è che si semplifica e agevola l’apertura di medie superfici di vendita (dai 250 ai 2.500 mq) nel centri storico a svantaggio della grande distribuzione in periferia», racconta Giorgio Rimonta, del gruppo di ricerca del PoliMi coordinato dal professore Luca Tamini.

Di fatto, d’ora in poi si complica l’istruttoria che un operatore commerciale deve affrontare per aprire un negozio nel territorio parmigiano, perché deve calcolare una lunga serie di “indicatori di impatto”: incrementale-dimensionale (più grande è la superficie e più impatta); socio-occupazionale (premialità per numero addetti diretti e dell’indotto e per la prossimità pedonale di servizi ai residenti); territoriale (impatto sul traffico e la mobilità a vantaggio di uso di mezzi pubblici e trasporto “dolce”, ossia piste ciclabili e pedonali); ambientale (sostenibilità edilizia e energetica a favore del riuso di patrimonio esistente). Più alta è la somma dei punti e più l’operatore dovrà indennizzare la cittadinanza, con opere di compensazione che non si limitano ai più classici interventi sul verde e la mobilità ecologica ma anche al pagamento di un contributo economico aggiuntivo del 5% rispetto al valore medio di mercato al metro quadrato, che sarà utilizzato per rivitalizzare il piccolo commercio nel centro storico.

Un progetto commerciale ben fatto e a impatto zero ha di fatto il via libera garantito dall’amministrazione Pizzarotti. «In questi cinque anni non abbiamo mai autorizzato l’insediamenti di grandi superfici in città e ora per la prima volta introduciamo metodi perequativi a favore del piccolo commercio e anche delle medie strutture in centro storico, che fungono da magneti per la nascita di nuove attività e possono dare una prospettiva ai molti edifici lasciati vuoti dalle banche», conclude l’assessore Casa. I grandi negozi di Feltrinelli e Zara che hanno aperto recentemente nel cuore del Granducato hanno pagato contributi aggiuntivi di quasi 200mila euro, che con il nuovo regolamento non pagherebbero più, secondo i calcoli del Laborotorio Urb&Com di Milano.

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