Ortofutta, serve un piano di sviluppo per affrontare i competitor esteri

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By Federdat Maggio 6, 2017 15:06 Updated

Ortofutta, serve un piano di sviluppo per affrontare i competitor esteri

Il settore ortofrutticolo italiano continua la sua lenta crescita, ma all’orizzonte si profilano nuove criticità. Tanto che gli operatori, le associazioni di categoria e le organizzazioni dei produttori stanno sollecitando il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, affinché vari un piano di interventi e progetti. A mali antichi – bassa capacità di fare massa critica rispetto ai Paesi concorrenti, dispersione commerciale, competitività in calo, accordi capestro di libero scambio europei – rischiano di aggiungersi problemi nuovi.

Il settore è fortemente internazionalizzato e globalizzato, questo permette ai mercati mondiali di rifornirsi di frutta e ortaggi freschi ovunque. Il termine “stagionalità” è stato sostituito dalla parola “global” e con i costi della logistica in calo, sulla scena commerciale si sono e si stanno affacciando nuovi protagonisti. Non più e non solo i Paesi del Sud America (Cile, Perù, Argentina), ma Paesi dell’Asia e dell’Africa. Ed è il continente africano a delinearsi come importante competitor, tanto da essere tra le iniziative al centro di Macfrut, il salone internazionale rilanciato da Renzo Piraccini e in calendario a Rimini la prossima settimana (10-12 maggio).

L’ANDAMENTO
Produzione di ortofrutta in Italia in tonnellate. (Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Istat)

Lo scorso anno la produzione italiana di ortofrutta fresca ha raggiunto i 24,88 milioni di tonnellate, interessando 2,33 milioni di ettari, secondo i dati elaborati da Cso. L’export, in base ai numeri di Fruitimprese, ha totalizzato un valore di 4,76 miliardi (+4,9%) mentre i volumi sono cresciuti a 4,25 milioni di tonnellate (+6,1%). L’Italia ha invece importato ortofrutta per 3,73 miliardi (-2,4%) mentre i volumi sono scesi del 3,7 per cento. Bene anche i consumi nazionali, cresciuti dell’1,4% per una spesa di 13,7 miliardi dopo un balzo del 3% nel 2015, secondo le analisi dell’ufficio studi Macfrut. Tendenza confermata anche nei primi due mesi del 2017 con un aumento del 4% per la frutta e del 5% per gli ortaggi.

Se il quadro congiunturale, nel suo insieme, è positivo, le criticità arrivano da oltre confine. Alcuni segnali significativi di come la competitività italiana si stia indebolendo. Sempre lo scorso anno, secondo le rilevazioni di Eurostat, l’Italia è arrivata al quinto posto nella classifica europea del commercio intracomunitario (comprese le riesportazioni), con 3,4 milioni di tonnellate di ortaggi e frutta (+8%). Al primo posto resta solida la Spagna (11,6 milioni di tonnellate) nonostante un calo del 2%. La sorpresa però è l’Olanda che rafforza la sua seconda posizione (6,7 milioni di tonnellate) con un balzo dell’11 per cento. Tra frutta e ortaggi, l’Olanda esporta in Europa per un valore di circa 8 miliardi, quasi il doppio rispetto all’Italia e con un decimo della superficie coltivata. Principale cliente dell’Olanda è la Germania che però è anche cliente dell’Italia, la cui quota commerciale cede terreno ogni anno. Restiamo in Europa. Nel 2016 la Polonia ha incrementato del 10% le proprie esportazioni di ortofrutta. Principale cliente, ancora la Germania, seguita da Romania, Repubblica Ceca e Regno Unito. Il prodotto più esportato, soprattutto in Bielorussia, è la mela. Da queste situazioni è visibile come nei mercati europei sia aumentata la concorrenza – anche a seguito dell’embargo russo – sia di prodotto che commerciale. L’Italia tiene, resiste, cresce ma meno degli altri.

L’ANDAMENTO
Produzione di ortofrutta in Italia in tonnellate. (Fonte: elaborazioni CSO Italy su dati Istat)

Fruitimprese ha di recente elaborato un’analisi significativa sul mercato nordafricano delle mele. Nel 2016 l’Italia ha perso il 73% dell’export in Algeria, il 50% in Libia e il 33% in Egitto. Con la pressione fortissima delle mele polacche, il crollo in Nord Africa e la chiusura russa, che sbocco hanno le mele italiane? Si va sui mercati asiatici, comunque già molto presidiati da altri (Australia e Nuova Zelanza).

Tra il 2006 e il 2016 la Cina ha acquistato più di 100 milioni di ettari di terreni agricoli in Africa. Senegal, Costa d’Avorio, Togo, Camerun, Tanzania, Nigeria sono alcuni dei Paesi che in un decennio sono diventati grandi produttori di ortaggi e frutta freschi di qualità. Consumi interni ed esportazioni crescono anche grazie all’arrivo di società – non solo cinesi ma europee – che nei fertili terreni africani coltivano legumi, melanzane, zucchine, pomodori, meloni, mango, ananas, banane, melagrane, agrumi, erbe aromatiche. Queste produzioni già oggi sono sui mercati europei, del Medio Oriente e nel resto del mondo. Dove per l’Italia la posizione diventa semprte più stretta.

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