Non si arresta la corsa del factoring: 2017 verso +9%

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By Federdat Settembre 4, 2017 12:30 Updated

Non si arresta la corsa del factoring: 2017 verso +9%

«Dopo la notevole crescita del 2016 i dati confermano il forte aumento del mercato del factoring anche nel primo semestre con un +16,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Esordisce così Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact, l’associazione che rappresenta il settore e raggruppa oltre trenta tra banche e intermediari finanziari, e professore dell’università Tor Vergata di Roma, che aggiunge: «Secondo le previsioni, a fine anno si potrebbe arrivare a superare il +9%, superando quota 220 miliardi, ma questa è una stima prudenziale». Nel primo semestre il turnover, il totale di tutti i crediti commerciali ceduti dalle aziende, ha raggiunto i 109,6 miliardi, poco più del valore registrato nell’intero 2006. Il monte crediti in essere ha sfiorato invece i 60 miliardi (+6,88%), mentre tra anticipi e corrispettivi pagati si toccano i 49,5 miliardi con un incremento del 12 per cento. Valori che nel 2017 potrebbero rispettivamente segnare, secondo le previsioni, un +5,3 e un +6,1 per cento. In questo quadro il factoring si conferma come uno strumento particolarmente efficace per sostenere il sistema produttivo in questo ciclo di ripresa.

In quasi due casi su tre viene utilizzato lo schema “pro soluto”, dove l’istituto si assume il rischio del mancato pagamento del debitore, nel 26% delle operazioni si usa la formula “pro solvendo” e per il restante 15% le parti optano per altre tipologie “pro soluto”. Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, quasi un’operazione su due tra quelle non ancora incassate nel primo semestre interessa un creditore o un debitore che ha sede in Lombardia e nel Lazio. Queste regioni rappresentano, in valore, una quota del 55% rispetto al cedente e di quasi il 50% rispetto al debitore ceduto. «C’è anche un’importante presenza in Piemonte ed Emilia-Romagna» sottolinea Carretta. Ma in molte altre regioni il factoring ha un peso minimo, prossimo allo zero: dalla Valle d’Aosta alla Liguria, dal Trentino-Alto Adige al Friuli-Venezia Giulia per finire con il Mezzogiorno, eccetto la Campania, non viene superata la soglia del 2 per cento.

Nella stragrande maggioranza (82% dei casi) a cedere il credito sono le imprese. Più eterogeneo il panorama dei debitori ceduti: in poco più di un caso su due (54%) si tratta di imprese, seguono la Pa con il 24% dei debiti per finire con le istituzioni senza fine di lucro al servizio delle famiglie e altre entità non meglio definite. La quota maggiore dei debiti della Pa, pari al 41%, fa capo alle amministrazioni centrali, un altro terzo agli enti del servizio sanitario e il restante 23,4% alle amministrazioni locali. Il settore pubblico con un quarto di crediti ceduti e non ancora incassati, secondo i dati Assifact, si conferma un lento pagatore, ma negli ultimi tempi si è vista una certa accelerazione. Per esempio è in diminuzione la quota dei crediti già scaduti, che ora superano il 34% del totale (di cui il 62% scaduto da oltre un anno).

Per quanto riguarda la qualità del credito, le sofferenze sono in calo. «Dai dati forniti dai nostri associati emerge il basso rischio che caratterizza il settore – sottolinea il segretario generale di Assifact -, sostenuto dall’incremento delle esposizioni in bonis e dalla diminuzione delle sofferenze, pari al 3,5% e sempre contenute rispetto a quelle bancarie». Altri tre punti percentuali riguardano le inadempienze probabili (1,73%) e le esposizioni scadute deteriorate (1,60%). Con queste premesse il 2017 potrebbe essere l’anno migliore di sempre per il factoring in Italia.

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