Non indossate quei gioielli: allarme nichel e piombo nella bigiotteria

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By Federdat Maggio 13, 2017 10:34 Updated

Non indossate quei gioielli: allarme nichel e piombo nella bigiotteria

In alcuni oggetti di bigiotteria, sequestrati precedentemente, le analisi di laboratorio hanno appurato la presenza di nichel, piombo e cadmio in quantità superiori ai limiti previsti dalla norma («talvolta anche di 120 volte in più rispetto al consentito»). Ieri gli uomini della Guardia di Finanza di Olbia, guidati dal maggiore Marco Salvagno hanno sequestrato, al termine di tre perquisizioni nei confronti di tre imprenditori bengalesi, oltre un milione e mezzo di articoli, tra orecchini, fermagli, braccialetti, anelli.

Il sequestro di ieri è l’ultima puntata dell’inchiesta che a ottobre ha visto i baschi verdi sequestrare 2 milioni e 270 mila articoli di bigiotteria «per varie violazioni concernenti la mancanza di istruzioni in lingua italiana – spiega il maggiore Calvagno – l’assenza dell’indicazione di provenienza, dei dati del soggetto importatore e del tipo di composizione merceologica». Proprio questo fatto avrebbe insospettito i militari che, coordinati dal procuratore della Repubblica di Tempio Pausania Domenico Fiordalisi, hanno inviato numerosi campioni della merce sequestrata al laboratorio specialistico Buzzi Lab di Prato. «Le analisi hanno confermato i sospetti – spiega il maggiore – riscontrando, oltre alla non conformità merceologica, il superamento dei valori di soglia dei metalli pesanti in essi contenuti ed in particolare un valore del nichel 120 volte superiore al consentito».

Da qui l’intervento di ieri. Complessivamente, nell’ambito dell’operazione, i finanzieri olbiesi hanno sottoposto a sequestro 3.840.000 articoli, proceduto alla denuncia di 3 responsabili ed elevato sanzioni fino ad un massimo di 100mila euro. «L’operazione rientra nel quadro delle attività svolte dalla Guardia di Finanza – conclude Salvagno – a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi agli standard di sicurezza europei e quindi potenzialmente pericolosi per il consumatore».

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