Nelle “Etichette trasparenti” il luogo di produzione di grano e riso

Area Comunicazione
By Area Comunicazione 3 Aprile, 2018 12:22

 

La trasparenza delle informazioni sulle etichette è la base per un consumo consapevole. È questo l’assunto di fondo da premettere alla discussione in merito alla recente introduzione del decreto legge, firmato dai ministri Martina e Calenda, che impone sulle confezioni la conoscenza del luogo di coltivazione del grano e del riso.

L’Italia è la nazione leader mondiale della pasta, con un dato export molto importante. Per sostenere questa nostra produzione siamo anche tra i paesi con maggiore fabbisogno di grano duro, che acquistiamo dall’estero. È questo il punto su cui fanno leva i detrattori del decreto legge che sono convinti che evidenziare sull’etichetta la non italianità del grano potrebbe arrecare un danno alle vendite. Di contro, però, a bilanciare e a ribaltare queste preoccupazioni c’è la qualità della materia prima e la tecnologia di produzione utilizzata dalle industrie della pasta e curata dai tanti colleghi tecnologi alimentari che portano alla differenza del prodotto.

Per avvalorare ancora di più quest’ultima tesi, nonostante non ce ne fosse bisogno, entra in gioco la qualità del prodotto finito delle aziende nazionali. La leadership mondiale attribuita alla pasta italiana deriva per la qualità complessiva della pasta stessa che riesce a tenere la cottura in modo ottimale. Un fattore non di poco conto e privilegiato nelle cucine del mondo intero. La pasta di grano duro è da sempre prodotta con una miscela di grani diversi per quantitativi di proteine e glutine tali da rendere il prodotto di elevata qualità. Più forte è la tenuta della rete proteica, più strette le sue maglie, meno amido fuoriuscirà dalla pasta in cottura evitando che si formi quella patina sulla superficie della pasta che la rende collosa e scotta. Le proteine (ed in particolare il glutine) assicurano la consistenza e la minore fuoriuscita di amido durante la fase di cottura della pasta.

In definitiva, i pastai italiani scelgono i migliori grani prodotti in aree vocate come Francia, Australia, Messico e Nordamerica, con un contenuto proteico alto che permette la migliore resa qualitativa del prodotto.

Salvatore Velotto

Area Comunicazione
By Area Comunicazione 3 Aprile, 2018 12:22
Scrivi un commento

Nessun Commento

Ancora Nessun Commento

Non ci sono ancora commenti ma tu puoi essere il primo.

Scrivi un Commento

Solo gli utenti iscritti possono commentare.