Nel mattone la voragine delle sofferenze

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By Federdat Febbraio 6, 2017 09:55 Updated

Nel mattone la voragine delle sofferenze

Presti 100 euro, ne perdi 38. Non in tutte le regioni i dati sono preoccupanti come in Sicilia, ma è certo che per spiegare la corsa delle sofferenze bancarie, occorre guardare anzitutto al comparto immobiliare e a quello delle costruzioni.

La crisi del mattone, che ha portato al fallimento migliaia di aziende, si è riverberata in modo netto anche sui conti delle banche, con sofferenze balzate in pochi anni a livelli record.

Prendiamo gli ultimi 5 anni, guardando al mondo delle imprese (società non finanziarie). A novembre del 2011 le sofferenze nelle costruzioni valevano in Italia 14,8 miliardi, il 9% in rapporto agli impieghi di settore (163 miliardi): in pratica, per ogni 100 euro prestati nel mattone, nove erano nella zona ad alto rischio.

Cinque anni dopo questa percentuale è balzata al 32%, con sofferenze quasi triplicate a 40,5 miliardi a fronte di impieghi ridottisi a 127 miliardi.

Un fenomeno pervasivo in tutto il paese, anche se con qualche differenza regionale non irrilevante. In Lombardia le sofferenze legate alle costruzioni hanno il valore assoluto più elevato (8,2 miliardi) ma in rapporto agli impieghi il dato, 25%, è migliore rispetto alla media nazionale, così come accade in Lazio (26%). Un media spinta al rialzo da alcune regioni del Sud come Sicilia (incidenza al 38%) e Campania (37%), ma anche da altre aree più pesanti in termini assoluti come Veneto ed Emilia-Romagna (34% di incidenza in entrambi i casi) .

Ancora peggio è andata comunque al comparto immobiliare, che cinque anni fa aveva appena sette miliardi di crediti a rischio, meno del 6% in rapporto ai prestiti dedicati al comparto. Oggi le sofferenze dell’immobiliare sono più che triplicate a 23,6 miliardi, l’incidenza in rapporto agli impieghi è balzata al 21%.

E l’industria?

Qui le performance sono decisamente più brillanti e anche se la crisi ha prodotto inevitabilmente un peggioramento dei risultati, l’aumento dei crediti a rischio è stato contenuto.

In cinque anni le sofferenze della manifattura sono lievitate da 21 a 32 miliardi, con un’incidenza in rapporto agli impieghi salita dal 9% del 2011 al 16% odierno, un dato inferiore rispetto alla media globale (18%) misurata da Bankitalia.

In numerosi comparti manifatturieri, inoltre, negli ultimi mesi è iniziata una prima inversione di rotta, con una piccola ma significativa riduzione dei valori assoluti: tra ottobre e novembre le sofferenze delle attività manifatturiere si riducono di 168 milioni di euro.

Una goccia, rispetto allo stock di 32 miliardi, ma la direzione, almeno, è quella giusta, mentre per costruzioni e immobiliare non accade altrettanto.

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