Musica lirica, alla Scala i bliglietti più cari d’Italia

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By Federdat Aprile 13, 2017 08:57 Updated

Musica lirica, alla Scala i bliglietti più cari d’Italia

La bellezza e la qualità, si sa, costano. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che il Teatro alla Scala di Milano, fiore all’occhiello della Lirica italiana (e internazionale) sia anche il teatro d’Opera più caro d’Italia e persino d’Europa, almeno per quanto riguarda i biglietti acquistati onlne, con prezzi fino a 300 euro (prevendita inclusa) per una poltroncina in platea. A stupire, semmai, è l’impennata di questi prezzi, che dal 2007 sono aumentati del 47%, mentre la variazione dei prezzi al consumo per lo stesso periodo è stata solo del 15%.

A rivelarlo è una inchiesta pubblicata dal mensile specializzato «Classic Voice», che ha fatto i conti in tasca a tutti i teatri d’Opera italiani e ai principali teatri lirici europei.

NOI E GLI ALTRI
Biglietti su Internet, la Scala è la più cara (Prezzi di platea massimi e minimi in euro. La variabilità dipende dalle diverse collocazioni dei posti di platea; dove non è presente il valore minimo non sono previste differenziazioni di prezzo in base alla posizione. Fonte: Classic Voice)

Il Piermarini, come detto, risulta il più caro in assoluto nel nostro Paese mentre, nel confronto con il resto d’Europa, detiene il primato soltanto per gli spettatori che scelgono di acquistare i biglietti online: i diritti di prevendita prevedono infatti un rincaro del 20% sul prezzo nominale, che arriva al massimo a 250 euro per un posto in platea per nuovi allestimenti – esclusa ovviamente la Prima del 7 dicembre che fa storia a sé (con prezzi fino a 1.200 euro). Ecco come si arriva a 300 euro, mentre se l’acquisto avviene fisicamente in biglietteria, il rincaro è “solo” del 10%. Balzelli sconosciuti nel resto d’Europa, tanto è vero che, considerando appunto gli acquisti online, la Scala risulta il secondo teatro più caro del continente, superato soltanto dal Real di Madrid, con biglietti fino a 382 euro. Guardando invece al solo prezzo nominale, più costosi del teatro scaligero sono anche (sempre nella media dei prezzi massimi) l’Opernhaus di Zurigo, la Royal Opera House di Londra e il Liceu di Barcelona.

Un’anomalia tutta italiana, quella dei diritti di prevendita, che esistono anche in altri Paesi, ma non con una simile incidenza sul costo nominale del biglietto. Tanto che lo stesso sovrintendente del teatro scaligero, Alexander Pereira, intervistato da «Classic Voice» ha detto di voler fare tutto ciò che è in suo potere per cercare di ridurli.

Va anche detto che il sovrintendente Pereira, dal suo arrivo al Piermarini nel settembre 2014, ha introdotto una diversificazione dei prezzi dei biglietti in base ai titoli in programma, come avviene in tutta Europa, creando così cinque fasce di prezzo differenti. Inoltre, si sottolinea nell’inchiesta, sono state avviate iniziative come «LaScalaAperta», ovvero un turno speciale per molti titoli in cartellone venduti a metà prezzo, che si aggiungono ai 140 biglietti a prezzi scontati (tra i 5,5 e i 15 euro) venduti ogni sera per la galleria, o alla possibilità di acquistare biglietti con tariffe “last minute” la sera stessa delle recite.

Se la Scala è il teatro più caro d’Italia, non sfigurano nemmeno i suoi cugini della Lirica. L’inchiesta – mettendo a confronto i prezzi massimi medi e i prezzi minimi medi – stila una classifica che vede, in termini di prezzi assoluti, il Piermarini al primo posto, seguito dalla Fenice di Venezia (fino a 220 euro per un posto in platea), dal regio di Torino e dall’Opera di Roma. I teatri lirici meno cari d’Italia sono Verona, Bari e Cagliari.

Se invece si guarda ai rincari registrati negli ultimi dieci anni, la palma d’oro va al Petruzzelli di Bari, con un aumento del 55% (anche se in una nota il Teatro ha precisato che ilprezzo sarebbe sceso del 22% nel periodo considerato), seguito ancora una volta dalla Scala (+47%) e dal Massimo di Palermo (+29%). Prezzi in calo, invece, per il Verdi di Trieste (-26%), l’Opera di Firenze (-16%) e il Carlo felice di genova (-12%).

Questi dati possono amareggiare gli amanti del bel canto, perché prezzi del genere non incoraggiano certo la diffusione della cultura musicale nel paese. Ma non possono più di tanto sorprendere, se si considera che la produzione di una nuova opera lirica ha costi molto elevati, così come è molto costoso mandare in scena per diverse sere una replica. Inoltre, va considerato che spesso le politiche di aumento dei ricavi da biglietteria è una delle poche soluzioni in mano alle sovrintendenze dei teatri che devono fare i conti con contributi pubblici sempre più risicati e incerti, e investimenti dei privati piuttosto esigui. Non mancano le eccezioni, come la stessa Scala, che può vantare la percentuale più alta al mondo (dopo il Metropolitan di New York) di risorse private nel proprio bilancio. per questo Pereira ha potuto introdurre formule di diversificazione o sconto delle tariffe. Ma la strada verso una democratizzazione della musica lirica è ancora lunga

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