Moda, design e un modo speciale di fare sistema

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By Federdat Marzo 29, 2017 08:35 Updated

Moda, design e un modo speciale di fare sistema

Fare squadra e fare sistema sono espressioni adoperate spesso a sproposito, slogan privi di significato reale, retorica buona per ogni occasione. Altra cosa sono gli atti concreti, le operazioni in cui, come ha detto l’ex presidente di Smi e presidente della neonata Confindustria Moda Claudio Marenzi, «si fa un passo indietro per farne due in avanti». Si rinuncia a qualcosa, magari a visibilità personale, per ottenere risultati concreti per il sistema delle imprese e, in ultima analisi, il Paese.

L’operazione andata in porto ieri, atto conclusivo di un processo di semplificazione iniziato da tempo, e illustrata alla presenza anche del sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’export Ivan Scalfarotto, non ha solo un valore associativo. Sarebbe un errore derubricarla ad affare interno a un’associazione. La fusione è il punto di partenza per azioni più facilmente coordinate per promuovere la manifattura made in Italy, sul mercato interno e, soprattutto, all’estero.

Le potezialità sono molto grandi e le idee non mancano. Condividere servizi per le esportazioni, trasferire reciprocamente competenze e conoscenze su mercati più noti ad alcune filiere e meno ad altre, fare massa critica e presentarsi come soggetto unico anche con i grandi buyer internazionali, i mall, i centri commerciali di nuova generazione. Ci sono mercati, la Cina per esempio, in cui unirsi e parlare una sola lingua è un vantaggio competitivo enorme. L’Italia dei campanili non è mai riuscita a farlo, l’Italia delle piccolissime, piccole e medie imprese – che non ha le conglomerate della moda come la Francia – può unire filiere e distretti. Anche mettendo assieme competenze trasversali grazie a Industria 4.0, ai cloud, alla condivisione dei dati. Un’associazione può aiutare anche questo processo. I tempi sono maturi per abbattere gli steccati ed è molto buona anche l’idea di coinvolgere le fiere di settore, spesso volano per l’export.

L’esempio del Salone del Mobile, presentato ieri a poche centinaia di metri da Confindustria Moda, è lì a dimostrarlo. In pochi anni, gli ultimi quelli delle sinergie interne alla filiera e dell’abbraccio empatico con la città di Milano, il Salone è diventato probabilmente il marchio più forte del design globale, il mondo più vicino e affine a quello del neonato sistema della moda. Realtà italiane in cui, come dicono i designer più importanti del mondo, non esiste l’espressione «non è possibile farlo».

Tutto si può fare, basta un passo indietro per due avanti. Per questo ci piace pensare che in un futuro non troppo lontano, la moda e il design, ma anche il food, cioè tutto cioò che rappresenta un certo modo di essere Italia e made in Italy, trovino il modo di dialogare e collaborare fattivamente. Per fare squadra e sistema effettivamente, aldilà della retorica e nell’interesse, vero, delle imprese e del Paese.

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  • Lello Naso.

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