Milano, dopo il caos arriva l’accordo Comune-sindacati su Atm

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By Federdat Aprile 5, 2017 22:07 Updated

Milano, dopo il caos arriva l’accordo Comune-sindacati  su Atm

La delibera approvata dalla giunta comunale che spacchetta i servizi di mobilità di Milano dai cosiddetti servizi accessori (dalla sosta al bike sharing), gestiti da Atm, non poteva essere ritirata come chiedevano al sindaco Giuseppe Sala i sindacati. E non è stata ritirata perché la delibera è fondamentale per fare la proroga del contratto di servizio che scade alla fine di aprile. Dopo lo sciopero con cui i tranvieri hanno bloccato Milano durante il salone del mobile il sindaco Sala e gli assessori ai Trasporti Marco Granelli e al Lavoro Cristina Tajani, si sono messi al tavolo con i sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Faisa Cisal, Orsa e Sama) per trovare una soluzione.

In serata è così arrivato un documento congiunto delle parti che stabilisce che il Comune di Milano individua nel lotto unico la modalità di affidamento del servizio, fornisce garanzie occupazionali e salariali per tutti i lavoratori, proroga il contratto di servizio con il mantenimento dell’attuale servizio garantito ai cittadini di Milano, senza riduzione di linee e avvia l’apertura di un tavolo permanente sul trasporto pubblico locale. Il segretario generale della Filt Cgil di Milano, Luca Stanzione, lo considera «un ottimo risultato, frutto della mobilitazione dei lavoratori Atm e delle organizzazioni sindacali e della disponibilità del sindaco Sala e dell’amministrazione».

Non vi è dubbio che il documento siglato sposta molto nella modalità scelta dal Comune per l’affidamento dei servizi, riunificandoli come chiedeva il sindacato, ma non sposta nulla nei disagi di chi si è dovuto spostare ieri a Milano. «Noi non facciamo sciopero contro i cittadini, stiamo difendendo un servizio. Atm è un po’ il biglietto da visita della città», prova a spiegare Giovanni Abimelech segretario generale della Fit Cisl Lombardia. Già, ma ieri il biglietto da visita di Milano non era forse quello che il sindaco della città avrebbe voluto scambiare con i designer e i buyer che sono arrivati a Milano da tutto il mondo. Dopo 13 anni i tranvieri di Milano hanno deciso di giocarsi la carta dello sciopero proprio nel giorno di massima visibilità della loro causa e forse nel giorno di massimo afflusso sui mezzi pubblici.

In mattinata Milano è andata in tilt. E i creativi si sono ritrovati tutti insieme a fare lunghe code sotto le pensiline dei taxi, con buona pace delle ragioni di uno sciopero che difficilmente un americano o un norvegese possono capire. Di autobus e tram ieri mattina ce n’erano davvero pochi in giro e le 4 linee della metropolitana sono state chiuse. L’adesione allo sciopero è stata molto alta, qualche sigla sindacale parla addirittura del 100% dei lavoratori che hanno scioperato dalle 8.45 alle 12.45. L’afflusso dei viaggiatori ieri è stato davvero straordinario. Un dato su tutti per raccontarlo. Negli interscambi di Cadorna e Duomo, dopo la riapertura delle linee della metropolitana, Atm è stata costretta a regolare i passaggi ai tornelli a flussi per evitare che le banchine fossero troppo affollate. Sala, alla vigilia dell’agitazione ha parlato di «uno sciopero sbagliato» ma ha comunque chiesto al prefetto di non precettare i lavoratori per garantire il diritto di sciopero. Certamente il suo auspicio di «una minimizzazione del disagio per la città in questo momento straordinario» non si è realizzato.

Disagi ce ne sono stati tanti, i tranvieri hanno scelto, consapevolmente, la via della durezza. Palazzo Marino, invece, ha scelto la via del dialogo. Vuoi perché, come ha minacciato la Filt Cgil in assenza di una convocazione sarebbe stato convocato un nuovo sciopero di 24 ore, vuoi perché una soluzione non può che venire dal dialogo. In serata è uscito da Palazzo Marino un documento che in qualche modo supera la delibera dello spacchettamento dei servizi di Atm.

Una delibera che, come più volte ha spiegato l’assessorato alla Mobilità guidato da Marco Granelli, era un passaggio necessario e impellente perché a fine aprile scade il contratto di servizio con Atm. E quindi era necessario decidere se fare un bando di gara o un affidamento in house. A Milano il contratto di servizio comprende sia il trasporto pubblico che una serie di servizi che vengono definiti accessori, dal bike sharing fino alla sosta. Nella delibera veniva indicata la possibilità di tenere separato il trasporto pubblico dai servizi accessori. Una separazione non condivisa dai sindacati che chiedevano il lotto unico.

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