Marche in ritardo su Industria 4.0 pronto il bando della Regione

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By Federdat Settembre 25, 2017 11:45 Updated

Marche in ritardo su Industria 4.0 pronto il bando della Regione

«Fare di più, fare meglio e soprattutto fare presto, per recuperare il terreno perduto e per conquistare quote di competitività». Vale per le Marche, e non solo, il richiamo sul basso grado di preparazione alla digitalizzazione del sistema industriale, del presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani.
Ultima in Italia per utilizzo della banda larga nelle imprese con più di 10 addetti (86,9%), per indice di diffusione del sito web nelle imprese (55,8%), per numero di imprese attive nell’e-commerce (5,8%) e negli acquisti di servizi di cloud computing (12,8%), la regione – tra le più manifatturiere d’Italia – si scopre in ritardo sulla fabbrica 4.0. Un gap evidente anche per gli investimenti in ricerca e sviluppo che, sia pure in crescita nell’ultimo anno, sono inferiori alla media italiana.

Cambio di mentalità
Gli industriali marchigiani si stanno però attrezzando per una trasformazione che il vice presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria definisce «un cambio epocale, culturale prima che strutturale». «Come imprenditori non dobbiamo prendere tempo – dice Diego Mingarelli – e piuttosto organizzarci velocemente per quello che sarà produrre e fare impresa nel 2030». E nelle prossime settimane prenderà forma il primo Digital Innovation Hub delle Marche, progetto che vuole coinvolgere «in particolare le più piccole, possibilmente affiancandole alle grandi», nella convinzione – sottolinea Gianni Tardini, presidente della P.I. del Piceno e del Fermano, «che si può essere smart anche senza essere big».
Per accelerare il processo di digitalizzazione, scende in campo anche la Regione Marche: pronti 11 milioni del bando regionale “Manifattura e lavoro 4.0”, attraverso i fondi Fesr e Fse, per sostenere gli investimenti materiali e immateriali (le agevolazioni sono compatibili, per gli stessi beni, con gli incentivi di carattere fiscale previsti dal “Piano Nazionale Industria 4.0”, ndr.) delle micro, piccole e medie imprese, legandoli alle prospettive di nuova occupazione. Risorse che si aggiungono al plafond di 15 miliardi, messo a disposizione da Intesa Sanpaolo per la macro regione Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise, all’interno dell’accordo con la P.I. di Confindustria.
Secondo il presidente Mariani, però, «è impossibile parlare di Industria 4.0 senza un ecosistema favorevole che permetta alle nostre aziende di intercettare le nuove dinamiche evolutive».

Formazione e Pa
Un riferimento chiaro sia alla pubblica amministrazione che al sistema della formazione, al quale chiede “teste pensanti”, perché uno dei presupposti per crescere e svilupparsi nella nuova era «è avere immediata e piena disponibilità di competenze, tecniche e manageriali, allineate con i nuovi paradigmi digitali». E le Marche hanno tutti i numeri per rispondere a questa esigenza del sistema industriale: con il 32,3%, la regione è al secondo posto in Italia, dopo il Molise (32,6%), per tasso di istruzione terziaria nella fascia 30-34 anni rispetto alla popolazione nella stessa classe d’età, con un trend che dal 2008 al 2016 è cresciuto di 12 punti percentuali. Molto più della media nazionale e di quella delle regioni del Centro Italia.

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