Manifattura, giù le sofferenze. Crescono i segnali di ripresa

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By Federdat Febbraio 16, 2017 09:55 Updated

Manifattura, giù le sofferenze. Crescono i segnali di ripresa

A guardare le medie c’è poco da festeggiare. Le sofferenze lorde (200,9 miliardi a fine dicembre) sono sui livelli dell’anno precedente; quelle nette (86,9 miliardi) in pericolosa risalita proprio negli ultimi mesi, anche se inferiori del 2% rispetto ai massimi di novembre 2015.

Medie sconfortanti anche restringendo l’analisi alle sole imprese (159,3 miliardi le sofferenze lorde, 98 milioni in più in un anno)che tuttavia nascondono al proprio interno realtà diverse, con qualche motivo di ottimismo in arrivo dal lato manifatturiero.

Area in cui i crediti più a rischio per società non finanziarie e famiglie produttrici sono tornati ai livelli di aprile 2014.

Risultato di un percorso di recupero avviato a settembre 2015 e proseguito quasi senza inciampi rafforzandosi mese dopo mese, in grado di ridurre lo stock totale a quota 33,5 miliardi, il 9,3% in meno su base annua. Bilancio che migliora a 4,5 miliardi se il riferimento è il record negativo di 15 mesi prima.

Un percorso significativo e degno di nota perché corale, frutto dei progressi realizzati in più comparti, anche quelli che pure nel corso degli anni hanno sofferto maggiormente il calo di attività indotto dalla recessione. Dai picchi di fine 2015 il comparto tessile-abbigliamento ha ad esempio abbattuto di un miliardo lo stock di sofferenze lorde(-15%), altri 400 milioni in meno arrivano da legno-arredo, così come progressivamente meno rischiosa è l’area dei macchinari, con sofferenze lorde ridottesi dai massimi di settembre 2015 di 300 milioni (-10%), riportando così i valori sui livelli di inizio 2014.

Se la manifattura può iniziare a respirare, non altrettanto accade per i due principali comparti protagonisti della corsa dei crediti a rischio: costruzioni e attività immobiliari. Aree in cui la crisi non è ancora per nulla superata, tanto nell’economia reale che nei suoi risvolti finanziari.

Il dato di dicembre per le costruzioni è infatti ancora allineato sui record storici, oltre 44 miliardi di sofferenze, valore quasi triplicato in cinque anni.

Situazione analoga per le attività immobiliari, con sofferenze lorde a 24,3 miliardi, nuovo record storico. Anche in questo caso frutto di una corsa che dal 2011 ha quasi triplicato i valori.

Risultati in buona parte scontati alla luce della profonda crisi che ha colpito il comparto del “mattone”, forse il settore più penalizzato dalla unga crisi iniziata a fine 2008. Tra 2011 e 2015 gli investimenti fissi in costruzioni sono precipitati di 37 miliardi(-22%), e la limitata inversione di tendenza avviata a fine 2015 non ha ancora prodotto sul mercato risultati apprezzabili.

Se l’indice globale della produzione industriale è oggi distante appena una manciata di punti (3,5) dai livelli 2010, per l’area delle costruzioni il gap è ancora rilevante, attestato a 28 punti percentuali.

E guardando alla rischiosità dei comparti, è infatti proprio nell’area delle costruzioni che nel corso del tempo si è aperta la vera voragine per le banche, con 44 miliardi di sofferenze lorde che si confrontano con 133 miliardi di prestiti erogati. Di fatto, per ogni 100 euro prestati, 33 sono finiti in sofferenza.

Un’incidenza superiore rispetto a quella rilevata per le attività immobiliari (21,3%) e più che doppia rispetto a quanto accade per la media delle attività manifatturiere, attestate ad un rapporto sofferenze lorde-prestiti pari al 16,4%.

LE SOFFERENZE NEI SETTORI
Incidenza percentuale sui prestiti. (Fonte: Banca d’Italia)

Legno-arredo (27,4%) e tessile-abbigliamento (24%) sono i comparti manifatturieri più penalizzati dalla crisi, mentre all’estremo opposto, nell’area industriale, sono alimentari e macchinari le aree più virtuose, con un’incidenza delle sofferenze lorde pari al 13%.

Anche se imbattibile, dal lato dell’affidabilità, è l’area dell’energia, con il pagamento delle bollette da parte di famiglie e imprese a garantire entrate quasi automatiche e difficilmente comprimibili. Per la fornitura di gas ed energia elettrica le sofferenze lorde sono pari ad appena 741 milioni di euro, il 2,7% in rapporto ai prestiti erogati.

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