Magneti Marelli, Crevalcore modello di fabbrica post sisma sostenibile

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By Federdat Maggio 10, 2017 08:01 Updated

Magneti Marelli, Crevalcore modello di fabbrica post sisma sostenibile

Nei cinque anni post sisma la fabbrica Magneti Marelli di Crevalcore, comune nel cratere emiliano colpito pesantemente dal sisma del maggio 2012, ha aumentato del 20% gli organici e investito 24 milioni di euro, tra i 18 milioni in macchine e stampi e i 6 per la ricostruzione e la messa in sicurezza: questi i numeri presentati oggi al premier Paolo Gentiloni in visita nella zona terremotata bolognese e nello stabilimento powertrain del gruppo FCA. Un’occasione per fare il punto sui problemi ancora aperti e i modelli possibili per il Centro Italia oggi alle prese con la ripartenza.

I 30mila metri quadrati dell’impianto di Crevalcore specializzato in tecnologie di controllo motore (in particolare collettori di aspirazione dell’aria per motori benzina e diesel e corpi farfalla) erano stati pesantemente lesionati dalle scosse del 2012 e dopo lavori record in soli otto mesi la produzione era tornata pienamente operativa. Oggi qui lavorano 371 dipendenti, 58 in più rispetto a un lustro fa – e si sta ultimando la seconda fase degli interventi di ristrutturazione su magazzini, sovrappassi pedonali e uffici, che completano il passaggio da una fabbrica anni Settanta a un opificio metalmeccanico ad alta efficienza energetica, ecosostenibile e con moderne tecnologie di processo.

«Guardiamo con soddisfazione ai passi fatti e prendiamo l’impegno a completare la strada, la visita del presidente Sergio Mattarella tra un paio di settimane qui sarà l’occasione per ribadirlo», afferma il primo ministro incontrando all’auditorium di Crevalcore i sindaci dei Comuni colpiti dal sisma 2012. I cantieri sono ancora aperti, la ricostruzione in Emilia e non è completata e restano nodi da risolvere, lamentano i sindaci elencandoli: pagamento dei mutui sospesi verso Cdp; utilizzo degli avanzi di amministrazione dei Comuni; stabilizzazione dei lavoratori interinali attivi nella ricostruzione; necessità di risorse economiche per completare le opere pubbliche.

Così come i delegati Fiom-Cgil, nella lettera aperta consegnata a Gentiloni, chiedono un intervento al Governo per co-investire nella riconversione ecologica delle produzioni italiane e nella mobilità elettrica made in Italy, «anche per rilanciare il nostro storico marchio Magneti Marelli e una piccola realtà di componentistica dentro una mutlinazionale che ha sempre più lo sguardo oltreoceano (Magneti Marelli ha 86 unità produttive e 12 centri R&D in 19 Paesi, 43mila addetti, di cui 10mila in Italia, un fatturato di 7,9 miliardi di euro nel 2016 e rifornisce tutti i maggior car makers mondiali, ndr) che potrebbe e dovrebbe avere un ruolo di spicco e di bandiera per un motore elettrico tutto italiano».

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