L’Ue studia i dazi verso Iran, Russia, Ucraina e Brasile

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By Federdat Luglio 27, 2017 10:05 Updated

L’Ue studia i dazi verso Iran, Russia, Ucraina e Brasile

Arginata l’invasione di coils cinese, l’Unione europea si prepara a istituire dazi antidumping nei confronti dei laminati a caldo importati da Brasile, Russia, Ucraina e Iran. I quattro paesi negli ultimi tre anni hanno incrementato notevolmente le vendite all’interno dei confini dell’Unione europea, superando l’anno scorso i 5 milioni di tonnellate (la sola Cina, nel 2016, ha venduto poco più di un milione di tonnellate). Il provvedimento allo studio della Commissione investe in particolare l’Italia, prima frontiera per queste importazioni: i dati Eurofer, elaborati da Federacciai, mostrano come sui nostri mercati oggi venga acquistato un coils ucraino ogni quattro venduti nella Ue, uno su due di quelli provenienti dall’Iran e dalla Russia; fa eccezione solo il Brasile.

«Nei primi mesi dell’anno c’è stata una discesa delle importazioni – precisa il direttore generale di Federacciai, Flavio Bregant -, ma adesso le licenze stanno aumentando; ci aspettiamo una ripresa nella seconda parte dell’anno. Crescono anche altri paesi extraeuropei, in particolare l’India, che sta sorpassando la Cina come quantità esportate in Italia».

Se si escludono la Cina e i cinque paesi del nuovo dossier antidumping Ue, i dati Eurofer segnalano comunque nel 2017 un aumento del 217,8% delle importazioni extra Ue, balzate a 2,5 milioni di tonnellate nei primi cinque mesi dell’anno (erano 790mila a fine maggio dell’anno scorso).

La commissione ha messo nel mirino le importazioni di coils da Brasile, Russia, Iran, Ucraina e Serbia dall’estate scorsa. In tutto il 2016 le quantità vendute in Italia da questi cinque paesi sono state pari a oltre 1,6 milioni di tonnellate, più del doppio di quanto venduto dalla Cina, che nel frattempo ha rallentato la corsa, frenata dal dazio istituito alla fine dell’anno scorso. Anche i cinque nel frattempo hanno rallentato, probabilmente condizionati dall’istruttoria dell’Unione europea. Nelle scorse settimane però la Commissione ha deciso di non istituire dazi provvisori, e questo particolare ha con tutta probabilità riacceso i flussi: delle 101mila tonnellate russe vendute in Italia nei primi cinque mesi, 56mila sono state vendute a maggio, mentre altre 20mila (su un totale di 88mila nei primi cinque mesi) sono arrivate dall’Ucraina.

Ora l’Ue, che ha stralciato la posizione della Serbia poichè i flussi non sono considerati rilevanti per procedere con un’azione antidumping, ha improvvisamente accelerato, e si prepara all’azione. La Commissione punterebbe all’istituzione di dazi ad valorem dal 5,3% al 33% (a seconda delle aziende coinvolte) fissando però un limite rappresentato da un prezzo minimo di importazione. Una scelta che scontenta Eurofer, l’associazione dei produttori siderurgici europei. «Un singolo prezzo minimo di importazione è inadatto per i coils, prodotti altamente diversificati per tipo e qualità, ognuno con il suo costo e il suo prezzo – ha detto il direttore generale Axel Eggert -. Un prezzo unico buono per tutto non fermerà il dumping».

Il meccanismo del Mip (minimum import price,) funziona in questo modo: le importazioni al di sopra del prezzo minimo non vengono daziate, quelle al di sotto sono daziate solo nella differenza tra il prezzo e la soglia fissata. Eurofer aggiunge inoltre che il prezzo proposto, 472 euro, è al di sotto del prezzo medio (prezzo che è recentemente cresciuto, spinto dall’aumento dei prezzi delle materie prime) e che per questo motivo rischia di distorcere la competizione sul mercato, poichè si configura come un benchmark sul mercato dei coils.

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