Locri: l’ex bene della ’ndrangheta diventa un ostello per il turismo etico

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By Federdat Febbraio 2, 2017 19:57 Updated

Locri: l’ex bene della ’ndrangheta diventa un ostello per il turismo etico

Cinque piani con ascensore, 15 stanze con bagno e balcone per un totale di 45 posti letto, lavanderia, soggiorno con cucina comune e terrazzo-solarium all’ultimo piano, a soli 1600 metri dal mare: il nuovo ostello di Locri è una struttura ricettiva moderna che restituisce valore al territorio. Si tratta di un bene confiscato alla mafia nel 2005 e assegnato gratuitamente dal Comune al Gruppo Goel, dopo la gara pubblica indetta in ottobre (l’assegnazione precedente era andata deserta). L’ostello si chiamerà Locride e sarà destinato al turismo responsabile per trasmettere ai giovani viaggiatori il valore dell’esperienza in un territorio ricco di storia e bellezza. Rientrerà nel circuito turistico del gruppo, che ha già un tour operator all’interno (I viaggi di Goel) e coinvolge aziende che si oppongono alla ’ndrangheta.

Ristrutturato nel 2009 con i fondi Pon Sicurezza (due milioni di euro), l’ostello verrà inaugurato fra qualche mese. «Generalmente interveniamo sul territorio per mettere a sistema le attività, evitando la diretta concorrenza con chi già opera nella zona, ma nel caso di questa struttura, che ha gli standard di un albergo a 3 stelle, per cui nessuno mostrava interesse, abbiamo deciso di partecipare alla gara», racconta Vincenzo Linarello, presidente di Goel.
Dieci cooperative sociali, 2 ordinarie, 2 associazioni di volontariato, una fondazione e 28 aziende agricole, in un’area che va dalla Locride alla Piana di Gioia Tauro, dal Vibonese alla provincia di Catanzaro: è un piccolo impero etico, quello di Goel, che vale 6 milioni e mezzo di euro, 201 dipendenti e una schiera di collaboratori. Tutti con la stessa convinzione: «Che l’etica è un teorema universale. Ed è conveniente. Comporta vantaggi economici e distribuisce ricchezza. Restituendo un’altra immagine di questa terra».
Un messaggio che gli abitanti della zona hanno compreso: «Oggi abbiamo un grande consenso. La gente sa che può andare fiera dei nostri prodotti. Alcuni contengono già nel nome la radice del cambiamento, come il marchio di alta moda etica Cangiari. E per tutti è previsto un prezzo equo: per le arance, ad esempio, che altrove vengono pagate a 5 centesimi al kg, in aziende agricole che sono spesso obbligate a chiedere la protezione dei capibastone locali, noi paghiamo il prezzo più alto, 40 centesimi al kg».

Così Goel Bio entra nella grande distribuzione, come i supermercati Natura Sì. E presto anche nelle catene estere. «Comunicare al cliente finale che il nostro prodotto è biologico ed etico, ci dimostra che è una strategia vincente», aggiunge Linarello. La mission di Goel è talmente forte e radicale che Ashoka, associazione globale per innovatori sociali, la sostiene come esempio e modello applicabile in tutto il mondo. Il percorso di riscatto della Calabria all’insegna di quella che Vincenzo Linarello definisce l’«etica efficace» è stato presentato all’ambasciata italiana di Washington (qualche mese fa a Berlino). «La strategia del Gruppo – ha detto il presidente – si fonda sulla dimostrazione che l’etica, unita all’innovazione può essere la strada efficace di cambiamento e riscatto non solo per la Calabria, ma per tutti i territori al mondo che vivono in situazioni di grande precarietà».

Ora Goel pensa al futuro con una campagna di capitalizzazione attraverso i Social impact investments, investimenti finalizzati a produrre rendimenti economici con ricadute sociali positive per la collettività.

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