Lo scandalo Facebook e la nostra considerazione della privacy

By Aprile 3, 2018 12:06

Fake news, Protezione dei dati e Privacy. In questi giorni, le parole Facebook e Cambridge Analytica sono rimbalzate sul web come trottole impazzite. Il Parlamento europeo ha convocato Zuckerberg per chiedergli maggiori delucidazioni sulla protezione dei dati e mentre Facebook crollava in Borsa, la vicenda si ingrossava e ci mostrava la vera faccia delle reti sociali.

Ma di preciso cosa è successo? Riassumendo in breve, un’applicazione, di quelle stupide per trovare la propria anima gemelle, calcolare il proprio Q.i. o creare il proprio profilo astrologico, che ogni giorno vengono condivise da tantissime persone sul social blue, ha raccolto dei dati vendendoli a una società (al cui interno era consigliere anche Michael Flynn, ex consigliere di Trump coinvolto nell’indagine Russiagate, e il cui fondatore dava fondi al giornale di Steve Bannon, ex consulente della strategia di Trump), che li avrebbe usati per influenzare un’elezione politica.

In tutto questo Facebook, piattaforma sulla quale si è sviluppato tutto lo scandalo, cosa ha pensato di fare una volta accortasi del traffico di questi dati (illegale secondo le policy del social di Mark Zuckerberg), ha chiuso l’account dell’app che aveva raccolto i dati e ha “intimato” la cancellazione dei dati, prendendo per buona una dichiarazione di questi “truffatori” che dicevano di averli cancellati. Una leggerezza quantomeno criticabile caro Mark.

Ma la colpa è tutta ascrivibile a Facebook? Guardiamoci in faccia e parliamoci con chiarezza. Potrebbe succedere anche in Italia o in Europa (e probabilmente già succede), che profili fake creati ad arte da società di consulenza, usando dati che abbiamo direttamente o indirettamente concesso loro, possano interferire nella nostra vita e nella vita politica del nostro Paese.

C’è un passaggio di questa vicenda, in cui nulla è stato rubato, ma semmai venduto illegalmente e male controllato dai coloro i quali avrebbero dovuto controllare, che in pochi hanno evidenziato: ma se quei circa 300mila utenti non avessero concesso così a cuor leggero l’accesso dei propri dati e la propria privacy all’app incriminata per usare una demenziale app-quiz sulla creazione di un’identità digitale, tutto questo circolo vizioso che sta coinvolgendo Cambridge Analytica, Facebook e la campagna elettorale di Donald Trump, sarebbe mai partito? Probabilmente no, probabilmente non ci sarebbe stato Trump presidente e gli scenari politici del mondo sarebbero stati molto diversi.

Tutto questo a causa di un click, dato magari distrattamente. Questo ci deve far riflettere.

Giuseppe Cozzolino

By Aprile 3, 2018 12:06
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