Liquidazione in vista per Asam, la holding della Serravalle

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By Federdat Luglio 13, 2017 10:18 Updated

Liquidazione in vista per Asam, la holding della Serravalle

Asam sta per chiudere i battenti. Il processo di liquidazione della holding che detiene la maggioranza delle quote dell’autostrada Serravalle – e a sua volta controllata totalmente dalla Regione Lombardia – inizierà fra due o tre settimane. Se ne parlava già quando la società era in mano alla provincia di Milano, ma nulla di fatto. Dopo essere transitata rapidamente dalla Città metropolitana, è stata poi affidata alla Regione Lombardia, interessata soprattutto a rilevare la vera “gallina dalle uova d’oro”, la Serravalle, che per quanto necessiti di manutenzione e abbia in pancia progetti complicati, ricava pur sempre ogni anno 200 milioni.

I motivi di tale decisione sono due, uno formale e uno sostanziale. Prima di tutto la legge Madia impone la chiusura a quelle partecipate pubbliche in cui ci siano più amministratori che dipendenti, e il caso sarebbe proprio quello di Asam; secondariamente al Pirellone ci si è resi conto che la holding non serve a granché, visto che il controllo della Serravalle può passare direttamente nelle mani della Regione. Finora Asam è stata un filtro, non un luogo operativo. Pertanto se ne può fare a meno. Recentemente, peraltro, uno studio sulle partecipate italiane, promosso da Mediobanca, l’ha indicata come una delle società pubbliche con maggiori perdite (almeno fino all’anno 2015).

La questione che tuttavia andrà risolta è la gestione del debito da 120 milioni circa che Asam non ha ancora estinto: ora sarà la Regione a farsene carico.

La Regione, sempre a proposito della “filiera” delle autostrade, deve chiudere rapidamente e in modo indolore la questione Asam per concentrarsi poi sui problemi più seri legati alla Pedemontana, la partecipata di Serravalle per cui la procura di Milano ha chiesto il fallimento.

La richiesta degli inquirenti si basa sostanzialmente sulla constatazione che l’indebitamento sia troppo elevato, mentre gli incassi dell’autostrada – nel tratto già realizzato, un terzo del progetto totale – siano invece molto al di sotto delle aspettative.

All’interno della Regione i tecnici ritengono invece che non ci siano le basi per chiedere il fallimento, visto che nessuno creditore ha chiesto di essere pagato e in cassa ci sarebbero ancora 50 milioni. Perizia dell’accusa e controdeduzioni della difesa verranno messe a confronto a partire dal 24 luglio, giorno dell’udienza in tribunale.

Rimane comunque da capire come Pedemontana potrà portare avanti il suo progetto, se anche non dovesse fallire, visto che il fabbisogno totale per l’opera è di 4 miliardi (5 con gli oneri finanziari), mentre al momento sono disponibili meno di due (di cui 1,2 di fondi pubblici).

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