L’Etna Valley ancora nel pantano

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By Federdat Giugno 11, 2017 10:25 Updated

L’Etna Valley ancora nel pantano

Un polo di innovazione e di produzioni all’avanguardia in un pantano. È il paradosso dell’area industriale di Catania, il luogo dove hanno i loro centri di produzione imprese come StMicroelectronics, Enel con 3 Sun ma non solo, Pfizer con Zoetis. Un ventaglio ampio: dalla microelettronica al fotovoltaico d’avanguardia e accumulatori di energia di nuova generazione, alla farmaceutica. Un vanto per l’intera Sicilia in un’area che però si chiama Pantano D’Arci e come tale porta con sé una serie di criticità che vanno gestite. Cosa che fin qui non è stata fatta con puntualità creando non pochi problemi alle aziende insediate.

Paradossi tutti siciliani che vanno avanti ormai da decenni e che il pragmatismo del sindaco di Catania Enzo Bianco e la buona volontà del commissario dell’Irsap, l’Istituto che gestisce tutte le aree industriali siciliane, Maria Grazia Brandara stanno provando a risolvere: l’uno trovando i fondi, l’altra spingendo con gli uffici per dare progetti immediatamente esecutivi.

Tutti hanno ben chiaro che quest’area industriale è a una svolta: sul piatto vi sono almeno 500 milioni di investimenti e si tratta di risorse che le aziende hanno pianificato guardando al futuro. Perché il momento è quello giusto ed è possibile raccogliere i frutti di ricerche fatte nel recente passato grazie alla collaborazione tra enti pubblici come il Cnr e grandi aziende. È il caso di StM che ha già avviato un investimento di 270 milioni di dollari ma che all’improvviso si è ritrovata con le grandi potenzialità della fetta di sei pollici che sembrava destinata a morire: «A Catania – dice Carmelo Papa, amministratore delegato di Stm Italia- abbiamo sviluppato nuove trecnologie sul fronte dell’elettronica di potenza grazie alla collaborazione con il Cnr e quella nuova tecnologia è applicabile sulle fette di 6 pollici. La situazione oggi è che se ne avessimo di più li venderemmo ovvero che c’è una grande richiesta. Ecco perché abbiamo deciso di investire per allargare la linea». Ed è così che StM ha aggiunto altri 50 milioni di euro al budget di investimento iniziale perché il futuro è quì, in questa tecnologia che per esempio sarà fondamentale nell’auto elettrica.

 Enel invece ha varato un programma di investimenti da oltre 100 milioni di euro complessivi nel suo polo tecnologico siciliano, composto dalla fabbrica fotovoltaica 3Sun di Passo Martino e dall’Innovation Lab a questa collegato, dove operano le eccellenze di Egp nel campo della ricerca sulle tecnologie rinnovabili.

Ed è forse per aver compreso la grande potenzialità di quest’area che tutti dicono di voler arrivare a risolvere i problemi che si trascinano da quando la zona era gestita dal Consorzio di sviluppo industriale. Patologie non curate dall’inizio che ora si sono incancrenite. E questa condizione forse ha avuto un ruolo anche nel condizionare le decisioni di alcune imprese, innovative, molto attive sul fronte dell’export, che hanno scelto altre aree del catanese per insediarsi. Perché, spiega Armando Castronuovo, professore di economia politica all’Università di Catania «le imprese più dinamiche non stanno nell’area industriale, dove è rimasto poco manifatturiero».

Gli imprenditori ma anche i lavoratori che in quest’area sono oltre 11mila chiedono normalità. «Bisogna rendere normale il posto di lavoro – dice il vicepresidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco -. Oltre ad attrarre nuovi investimenti bisogna risolvere e presto i problemi che continuano a investire la stragrande maggioranza delle imprese che si trovano qui. Quali problemi? Le strade, la sicurezza, l’illuminazione, le tante aree abbandonate che sono diventate ricettacolo di non si capisce cosa. Noi non siamo solo preoccupati, siamo anche molto amareggiati». Insomma è arrivato il momento di rendere attrattiva quest’area. Bianco assicura: «Siamo riusciti a trovare le risorse grazie al Patto per Catania, ora si tratta di fare le cose. Il 15 giugno partono i primi cantieri che riguardano le scuole, poi a seguire tutti gli altri: la priorità è certamente per l’area industriale. Prima partirà la caserma dei carabinieri, poi quelli che riguardano le strade e il resto: alcuni ricadono in area Irsap, altri in aree del Comune di Catania». E la Brandara dal canto suo: «È complicato prendere in mano una situazione che faceva acqua da tutte le parti e che richiede il tempo necessario per la riorganizzazione e la ristrutturazione. Va fatta chiarezza». Resta un ultimo miglio per arrivare ai bandi: la firma di una convenzione tra il Comune di Catania e l’Irsap. Si tratta di un fatto tecnico per la gestione delle procedure: il testo è stato inviato dall’Irsap al Municipio etneo e ora si aspetta che venga restituito. Questione di giorni, dicono, anche se Bianco è lapidario: «Non c’è alcuna necessità di firmare, ci sono tutte le condizioni per fare le opere e le faremo».

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