L’Emilia Romagna scommette sulla bici con una legge ad hoc

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By Federdat Marzo 3, 2017 16:30 Updated

L’Emilia Romagna scommette sulla bici con una legge ad hoc

Mai più nuove strade senza percorsi ciclabili. Poi creazione di una rete delle ciclovie, con raccordi tra quelle già esistenti e nuove piste, aumento delle “zone 30”, dove traffico e velocità sono limitati, promozione di bici pieghevoli per una integrazione con treni e autobus. Con una dotazione di 10 milioni di euro la Giunta della Regione Emilia Romagna ha approvato il primo progetto di legge sulla ciclabilità. Progetto grazie al quale, dopo il via libera dell’Assemblea legislativa, le risorse a disposizione per la mobilità ciclistica nel corso della legislatura saliranno a 25 milioni: di questi 5 sono destinati alla realizzazione del tratto di Ciclovia del Sole che interessa la regione lungo il tracciato ferroviario dismesso della Bologna-Verona.

L’Emilia Romagna parte da una posizione di forza. La popolazione che usa regolarmente la bici è pari al 10%, il doppio della percentuale media nazionale, che è del 5%. Il grande obiettivo è raddoppiare i numeri, anche “sanzionando” gli enti locali inadempienti : non potranno beneficiare di contributi regionali se non si atterrano alle nuove disposizioni per sviluppare la mobilità ciclabile. «È un provvedimento che si inserisce in modo organico nelle misure varate di recente per il trasporto pubblico locale», spiega il presidente della Regione Stefano Bonaccini.

Si parte da una dote di 1.400 chilometri di piste (diciassette anni fa erano 400), da un boom delle zone 30 che, sempre nello stesso periodo, da 20 chilometri sono passate a 400, da una intermodalità che già ora può contare su 630 treni attrezzati per il trasporto bici su un totale di 900 convogli. E si punta a un sistema dei trasporti complessivo a basso impatto ambientale nel quale l’utilizzo della bicicletta «è uno degli assi fondamentali per città a misura d’uomo meno dipendenti dall’uso dell’auto», dice l’assessore regionale alla Mobilità Raffaele Donini.

La legge, oltre alle nuove piste con la rete delle ciclovie, prevede la messa in sicurezza dei tratti già esistenti ma anche il recupero di case cantoniere e vecchie stazioni ferroviarie da adibire a strutture di servizio per i cicloturisti, incentivi per la diffusione del bike sharing, per la realizzazione di velostazioni e di parcheggi attrezzati diffusi nei centri urbani.

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