Le scarpe da lavoro made in Puglia ora guardano all’estetica

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By Federdat Aprile 23, 2017 12:26 Updated

Le scarpe da lavoro made in Puglia ora guardano all’estetica

Parla spagnolo, ma ha un brand rigorosamente “made in Italy”, il gruppo calzaturiero Fegemu che a Barletta – la capitale italiana della scarpa di sicurezza – ha messo a punto nello stabilimento Base Protection un nuovo modello della linea “Miss Base” tutta dedicata alle lavoratrici. La nuova safety shoe ha la tomaia in pelle scamosciata, fodera antisettica, leggera, flessibile (si piega in due), suola defaticante, tre varianti di colore trendy e il profilo rialzato del tacco che riprende la forma tradizionale della scarpa da donna, così da non rinunciare allo stile anche nei luoghi di lavoro, dove il look è spesso compresso.

Il nuovo modello si chiama “Claire”, molto adatto per il settore tessile, manifatturiero, grande distribuzione, logistica, ed è l’ultima innovazione di prodotto nata nei laboratori di ricerca di Base Protection, tra le principali imprese del distretto calzaturiero della Bat con 26 milioni di euro di fatturato raggiunti nel 2016 (+17% sul 2015), oltre 100 dipendenti, di cui il 35% donne, età media 40 anni, 50% laureati, e impianto produttivo anche a Fushe Kruje Thumane, in Albania, e un indotto che, nei due paesi, conta più di 600 persone. Base Protection srl è interamente controllata, dal 2014, da Fegemu sa, gruppo multinazionale che ha quartier generale a San Sebastian dove commercializza forniture industriali e grandi macchine utensili per tutto il mercato europeo.

La nuova scarpa, che ha anche aperture laterali per favorirne l’adattamento alla forma del piede, è entrata in produzione quest’anno e dovrebbe far crescere ulteriormente il fatturato 2017 che, nel primo trimestre, è già aumentato del 39% rispetto allo stesso periodo del 2016. «Quest’anno – anticipa Iñigo Perez Corella, presidente BP – prevediamo di raggiungere un target produttivo di circa 1,1 milioni di paia di scarpe ed un fatturato di 31-33 milioni. E crescerà anche la parte estera oggi pari al 54% e destinata a salire , entro il 2020, al 60%».

Base Protection infatti esporta in 30 paesi nel mondo e da quest’anno anche in Turchia ed Emirati Arabi Uniti e da qui si punta al Medio Oriente. Dietro questi risultati ci sono continui investimenti nei processi di internazionalizzazione, nelle certificazioni di qualità e in R&S – cui viene destinato il 3% del fatturato annuo – per ottenere nuove soluzioni tecnologiche.

Come quelle che hanno generato due brevetti esclusivi: il Tpu-Skin che riduce lo spessore del battistrada ed aumenta il comfort della calzatura ed il Dry’n Air che, consentendo circolazione dell’aria, la rende più traspirante. Da qui la patnership in progetti di ricerca nazionali (Cetma di Brindisi, CNR di Milano, Politecnico di Bari, istituto Rizzoli di Bologna) ed esteri (l’istituto di Biomeccanica di Valencia, l’Inescop di Alicante, l’università di Lugano).

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