Le proteste dei cobas bloccano il più grande stabilimento Coca Cola d’Europa

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By Federdat Aprile 7, 2017 09:08 Updated

Le proteste dei cobas bloccano il più grande stabilimento Coca Cola d’Europa

In 42 anni di storia non era mai accaduto: lo stabilimento HBC Coca Cola Italia Spa di Nogara, Verona, il più grande d’Europa, dove da sempre si lavora sette giorni su sette su tre turni, si è fermato per un giorno e mezzo fino alle 14 di ieri. Da giorni qui si tengono presidi ai cancelli e sul tetto dei capannoni dello stabilimento, fino a creare «una situazione incompatibile con la sicurezza delle persone, dei nostri dipendenti e degli stessi manifestanti», spiega il direttore delle Risorse umane Emiliano Maria Capuccitti.

L’oggetto del contendere è la vertenza iniziata nel corso di un cambio di appalto, nella quale era prevista una discussione sugli organici: «Le organizzazioni sindacali hanno trovato una intesa che non prevede alcun licenziamento, oltre a salvaguardare le retribuzioni e con l’impegno della cooperativa a ricollocare i lavoratori eventualmente in esubero – spiegano in una nota congiunta Fai-Cisl, Flai-Cgil e Ula-Uil di Verona insieme alle Rsu – Purtroppo il perdurare della vertenza e la sua preoccupante evoluzione ha portato a manifestare, davanti allo stabilimento, gli iscritti al sindacato Adl Cobas del Veneto che non ha condiviso gli accordi. Tale situazione ha determinato la decisione della direzione di fermare le produzioni, ritenendo necessario mettere in sicurezza, i lavoratori, i macchinari e le produzioni».

E sono gli stessi sindacati a ritenere «non più rinviabile una precisa presa di posizione delle istituzioni per quanto riguarda le libertà e la sicurezza delle persone, relativamente alla vertenza che vede impegnati i lavoratori dipendenti della società Smart Coop operanti presso il magazzino di logistica dello stabilimento. Riteniamo che il diritto di protestare sia da considerare in egual misura al diritto al lavoro, ciò che oggi non viene garantito ai lavoratori di HBC Coca Cola Italia. Il diritto di chi protesta non può prevaricare sul diritto alla libertà altrui, rischiando di contrapporre i lavoratori tra di loro. Chiediamo al Prefetto di Verona di incontrare urgentemente le organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu e ai lavoratori di Coca Cola , affinché le istituzioni si facciano parte attiva per una rapida soluzione».

L’azienda, di fronte a una situazione mai accaduta prima, ribadisce che «non entra e non può entrare nella vertenza, poiché non si tratta di propri dipendenti» e ha scelto di compensare il 20% di retribuzione persa dai lavoratori con la cassa integrazione. Intanto la conta dei danni supera gli otto milioni di pezzi, in un sito che produce ogni anno un miliardo fra bottiglie, fusti e lattine, per l’85% destinati al mercato nazionale. I rallentamenti legati alla contestazione hanno portato a spostare parte della produzione su altri stabilimenti, dal Sud Italia (con un aggravio dei costi) alla Repubblica Ceca. A Verona Coca Cola ha 450 addetti (300 diretti, 150 fra servizi e manutenzione), con l’indotto si arriva a 2mila.

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