La via Emilia sfida l’Ue come modello di economia verde ad alta attrattività

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By Federdat Maggio 3, 2017 08:39 Updated

La via Emilia sfida l’Ue come modello di economia verde ad alta attrattività

«Il Pil dell’Emilia-Romagna è cresciuto lo scorso anno dell’1,4% e le previsioni parlano di altri due anni in testa alla graduatoria nazionale. La nostra ossessione è il lavoro e non le classifiche, ma la decrescita felice è una delle più grandi baggianate mai sentite: di felici poveri in questi anni di crisi ne abbiamo incontrati pochi. Il punto è quale modello di crescita abbracciare: la sostenibilità è il nostro paradigma e l’ambiente è il driver, non l’ostacolo, dello sviluppo».

A confermare le parole con cui il governatore Stefano Bonaccini ha aperto la seconda edizione degli Stati generali della Green economy che si è svolta a Bologna, sono i numeri: le fonti energetiche rinnovabili sono oggi in regione all’11,8%, tre punti sopra l’obiettivo comunitario richiesto dell’8,9%; il risparmio energetico è al 23% contro il target del 20%; il riciclo dei rifiuti doppia i parametri Ue; le imprese con certificazione ambientale sono oltre il 10% del totale nazionale.

Insomma, coniugare Pil (prodotto interno lordo) e Bes (benessere equo e sostenibile), tutela dell’ambiente e attrattività per le imprese è non solo possibile «ma è il pilastro del modello di sviluppo regionale, che parte dalle nostre filiere manifatturiere di eccellenza (meccanica, biomedicale, agroalimentare, ceramica, moda) e si arricchisce di certificazioni green e investimenti sostenibili per creare ulteriore valore aggiunto e aumentare l’attrattività del territorio», aggiunge il presidente Bonaccini.

“Greening the industry” non è una prospettiva ma un processo in pieno svolgimento tra Piacenza e Rimini: sono oltre 2.250 le imprese monitorate dall’Osservatorio della green economy GreenER (creato da Ervet e Regione nel 2013) per evidenti dinamiche eco-competitive di crescita e si stima che la quota salirà a 3mila nel giro di un paio d’anni su un bacino di 21mila imprese manifatturiere sopra il milione di fatturato. Il 27,7% delle imprese ha effettuato investimenti green negli ultimi cinque anni o progetta di farlo a breve. Il tasso di certificazioni volontarie delle aziende è da anni superiore del 20% rispetto alla media nazionale e gli investimenti in ricerca e innovazione hanno una concentrazione prevalente nei settori energia e management ambientale. Parallelamente il monitor GreenER prevede che le figure professionali legate al green saliranno entro il 2019 a circa il 17% del totale contro l’attuale 13,4 per cento.

Nel giro di due anni, dopo l’approvazione della legge sull’economia circolare (L. 16/2015) e il Piano regionale di gestione dei rifiuti, la produzione procapite di immondizia in Emilia-Romagna è scesa del 25%, la raccolta differenziata è salita al 73% e il riciclaggio di materia al 70%. «Estenderemo a tutto il territorio il sistema di tariffazione puntale e presto ci potremo permettere di smantellare le grosse discariche e anche qualche inceneritore e termovalorizzatore», anticipa Bonaccini che a breve punta a fare da apripista nel Paese anche con la prima legge urbanistica a saldo zero di consumo del suolo. Il nuovo piano energetico regionale, fresco di approvazione, mette in pista quasi 249 milioni di euro nei prossimi tre anni – tra risorse europee, regionali e nazionali – per rafforzare l’economia verde, il risparmio energetico e lo sviluppo di energie rinnovabili, con interventi su trasporti, industria, ricerca, innovazione e formazione.

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