La scommessa digitale di Ancona

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By Federdat Febbraio 22, 2017 09:12 Updated

La scommessa digitale di Ancona

Prima di tutto la premiazione delle imprese storiche, addirittura quasi centenarie, a riprova della radice antica dell’imprenditorialità del territorio. Poi, con le parole del presidente, Claudio Schiavoni, l’analisi sui problemi da affrontare oggi, dalle infrastrutture che ancora mancano, a una burocrazia che, insieme alle tasse, scoraggia gli imprenditori. E lo sguardo al futuro: a quella che Schiavoni chiama la «nuova frontiera del lavoro, Industria 4.0, o più semplicemente una consistente digitalizzazione per dare vita a una manifattura intelligente».

“Imprenditori inMovimento”, è stato il titolo scelto per l’assemblea degli industriali di Ancona che si è tenuta ieri pomeriggio a Jesi nella sede della Clabo (azienda che produce banchi per gelati). Una scelta per riportare al centro, anche fisicamente, la questione industriale.

«Bisogna passare dal resistere al reagire», ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Le imprese hanno manifestato una grande capacità di reagire alle difficoltà. Occorre ora intercettare le rotte dei mercati che crescono, essere competitivi all’interno delle fabbriche, eccellenti in ogni funzione aziendale. Siamo di fronte a una svolta epocale, siamo entrati nella cultura della complessità, è finita la fase in cui bastava essere bravi solo a fare i nostri prodotti sotto il profilo qualitativo».

Il video, proiettato in apertura dell’assemblea, ha individuato le parole coraggio, creatività, visione, innovazione, competenza, come descrizione dell’industria locale. «Gli imprenditori sono provati, ma vogliono rilanciare la sfida. Occorre però che tutti facciano la loro parte. Se guardiamo il quotidiano non è cosi», ha detto Schiavoni. Lo Stato le istituzioni, la politica, i partiti, ha continuato il presidente degli industriali di Ancona, «sembrano imprigionati in una gabbia che li ha staccati dalla realtà, dimenticando le priorità assolute cui occorre dare risposte».

«Gli imprenditori sono provati, ma non stanchi», ha sottolineato Boccia, che ha insistito: «È importante che i partiti recuperino attenzione ai fondamentali dell’economia del paese. La politica potrebbe fare molto se si concentrasse sul tema della politica economica e sulla priorità della questione industriale, dal momento che l’Italia è il secondo paese industriale d’Europa, e non parlasse solo di riforma elettorale e di elezioni». Crescita, debito e deficit sono le tre grandi criticità del paese, ha sottolineato Boccia: «E la crescita è precondizione per risolvere le questioni del debito e del deficit, oltre che per combattere disuguaglianze e povertà».

La crescita è una sfida anche interna alle fabbriche, come ha detto Schiavoni che, in vista di Industria 4.0 ha ricordato che l’80% delle aziende al di sotto dei 100 dipendenti è a bassa digitalizzazione. Serve un forte coordinamento territoriale per la formazione, ha detto il presidente degli industriali di Ancona, rilanciando il Patto della fabbrica avviato da Confindustria e l’importanza di relazioni industriali innovative.

Un video proiettato sulle macerie di Visso ricorda il terremoto. Gli industriali di Ancona, ha detto Schiavoni, hanno devoluto ai terremotati il budget dell’assemblea dell’anno scorso, che non si è svolta, e raccolto complessivamente 100mila euro. Tra l’altro, ha aggiunto, sarà l’ultima della territoriale: si è avviato un percorso di unione con le associazioni di Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino.

Boccia, accanto a lui sul palco, ha ricordato il fondo di solidarietà interno per gli associati: «A breve inizieremo una raccolta di fondi tra le imprese associate a carattere volontario. L’80% dei proventi saranno devoluti alle imprese colpite dal sisma e il 20% sarà diviso tra cultura, scuola e formazione». Confindustria c’è, ha aggiunto, e vuole partecipare al rilancio delle zone colpite dal terremoto. In questo impegno, ha continuato, va inserita la partecipazione, insieme al presidente della Repubblica, all’inaugurazione dell’Università di Camerino e il protocollo firmato proprio con l’ateneo per trattenere i giovani sul territorio.

Ma accanto al terremoto fisico ha sottolineato Boccia, il paese ha vissuto un altro terremoto, quello del calo di 10 punti di pil dal 2008 ad oggi. «Non siamo usciti dall’emergenza. Questa consapevolezza in Italia non c’è, è come se qualche timido segnale di ripresa risolva tutto quello che abbiamo perso dal 2008 ad oggi. Lo dico per sottolineare l’importanza di una stagione della verità, perché se lo ricordiamo allora possiamo ripartire e costruire un percorso di crescita».

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