La Sardegna cerca una nuova età dell’oro con la bonifica di Furtei

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By Federdat Maggio 6, 2017 11:01 Updated

La Sardegna cerca una nuova età dell’oro con la bonifica di Furtei

Dopo l’oro le bonifiche. La ricerca aurifera in Sardegna è finita nel 2009 e ora, dopo un lungo percorso, si apre quella del risanamento ambientale dell’area mineraria di Furtei. Il sito che ha ospitato la prima miniera d’oro dell’isola. Per bonificare l’intera area, la procedura è in fase di ultimazione e l’avvio dei lavori è previsto entro il 2017, c’è pronto un piano di interventi che prevede un investimento da 40 milioni di euro cui se ne dovranno aggiungere altri 10. Tutte risorse pubbliche.

A portare avanti le bonifiche ambientali e le opere di risanamento della miniera a cielo aperto sarà la società in house della regione Igea.

A Furtei, nel Medio Campidano, la coltivazione dell’oro è un ricordo? La priorità è oggi quelle delle bonifiche ambientali e il risanamento dell’area che ha ospitato coltivazioni e impianti di trattamento. Dalla fine degli anni 90 sino al 2008, quando, come ricorda l’ex direttore generale Orlando Bellè, «è stata fatta l’ultima volata».

La stagione dell’oro portata avanti dalla Sgm, Sardinia Gold mining, (compagnie che ha visto come protagonisti prima gli australiani, poi i canadesi, infine altri australiani, assieme alla controllata della Regione Progemisa) ha avuto anche momenti positivi. «Il tenore dei materiali era molto alto rispetto agli altri giacimenti – prosegue ancora Bellé – 3, 4 grammi a tonnellata. Quello che ci ha penalizzato, dato che l’azienda era una piccola realtà, sono stati gli alti costi. Quelli che alla fine hanno determinato il deposito dei libri in tribunale e quindi al fallimento». Eppure, per un periodo, come spiega Sandro Broi, ex direttore dei lavori «l’azienda riusciva a reggersi».

Nel corso del ciclo industriale, due step produttivi interrotti da «due parentesi di cassa integrazione»sono stati prodotti «poco meno di 5mila chili d’oro – spiega Broi – 6mila tonnellate d’argento e 20 mila tonnellate di rame con un movimento terra giornaliero medio che oscillava tra le quattromila e le cinquemila tonnellate e un numero di occupati tra 70 e 120 unità. Non solo: nella seconda fase sono stati realizzati 48 lingotti».

Poi c’è stata la crisi internazionale del 2008: i costi hanno iniziato a lievitare e il progetto per il lavoro in sottosuolo (con un investimento di circa 20 milioni) non è partito. «Ci si trovava davanti a un giacimento ricco ma piccolo – spiega ancora Broi – per giustificare l’investimento da ammortizzare». Con la chiusura della miniera l’avvio della mobilitazione e dopo una serie di vicende e una lunga vertenza l’intervento della Regione, attraverso la controllata Igea per portare avanti il piano di risanamento.

Il progetto prevede la bonifica delle discariche di sterili di lavorazione che hanno un volume di circa due milioni di metri cubi, la bonifica «o meglio, quello che viene definito il tombamento del bacino sterili e impianto depurazione – spiega Broi – e la bonifica dell’area impianto e dello stesso impianto dove si faceva la lisciviazione in cumulo» e la sistemazione della montagna che, nel corso degli anni, è stata abbassata di una cinquantina di metri.

Che la stagione dell’oro sia tramontata e ora si guardi alle bonifiche come strumento propedeutico a un altro sviluppo lo chiarisce anche l’assessore regionale all’Industria, Mariagrazia Piras: «Il nuovo cantiere Igea per la bonifica dell’ex miniera di Furtei aprirà dopo l’estate. Il progetto definitivo è stato trasmesso già da tempo e ora si attende la chiusura dell’iter avviato con la conferenza di servizi. Si tratta di un intervento importante e molto atteso». Piras spiega che «come assessorato ci siamo impegnati a fondo per dare un ruolo importante a Igea nel settore delle bonifiche, e i primi obiettivi li stiamo raggiungendo. Per lo sviluppo economico le bonifiche sono fondamentali: significano liberare “spazio” per iniziative di impresa che altrimenti sarebbero impossibili».

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