La Milano del futuro passa attraverso le imprese

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By Federdat Aprile 7, 2017 08:01 Updated

La Milano del futuro passa attraverso le imprese

Gershwin e Jannacci. O se vogliamo, il mondo e la città. Le note di Enrico Intra sono solo uno dei tanti ingredienti su cui Assolombarda ha puntato per mettere a sintesi il lavoro di questi anni, dedicato in via prioritaria proprio all’individuazione di una rotta per la Milano del futuro, un percorso che punti a sviluppare le capacità della metropoli in chiave globale, sviluppando asset e attitudini per conquistare una leadership. L’evento, realizzato ieri al Piccolo di Milano, è un racconto polifonico costruito su più voci e più linguaggi, dalla musica alla letteratura. L’etica del lavoro di Primo Levi, lo sguardo immaginifico di Calvino, lo stupore di Gautier per il Duomo, l’elogio infinito di Bonvesin della Riva per la città fanno da contrappunto al dipanarsi di un racconto ampio, che si snoda attorno alla strategia immaginata da Assolombarda per il futuro della città: un punto di arrivo “Steam”, fatto di scienza, ingegneria e tecnologia che si saldano all’arte e alla manifattura.

«Un percorso – spiega il presidente di Assolombarda-Confindustria Milano Monza e Brianza Gianfelice Rocca – in cui coinvolgere tutte le energie e i protagonisti della Grande Milano».

E così ieri è stato, con le testimonianze di imprenditori e manager a sviscerare anzitutto gli ingredienti di base della traiettoria “Steam”, provando a mettere in evidenza i tanti punti di forza della città, dalle infrastrutture alla cultura; dalla tecnologia alla formazione.

«Qualche anno fa – ha ricordato il numero uno di Sea Pietro Modiano – non avremmo scommesso di essere qui: ora però siamo di fronte alla rinascita». Fatta di fusione di umanesimo e scienza, come osserva la vicepresidente di Artemide Carlotta de Bevilacqua, ma anche di una nuova consapevolezza politica, come ricorda l’imprenditore Sergio Dompè «che mi rende orgoglioso del gioco di squadra che si sta realizzando per portare a Milano l’Agenzia europea del Farmaco». Il momento è propizio sotto più punti di vista, con il sindaco Giuseppe Sala a ricordare l’imminente risistemazione di 3,5 milioni di metri quadri, con Human Technopole, Città della Scienza e scali ferroviari a rappresentare la scommessa maggiore. Vinceremo – aggiunge Sala – solo se sapremo essere competitivi e solidali; concetto ribadito dall’ Arcivescovo di Milano Angelo Scola, che auspica benefici il più possibile diffusi, una «vita buona» per tutti, promuovendo uno sguardo totalizzante allo sviluppo che parta dalle periferie. L’Expo – ricorda Sala – ha “stappato” le energie, consentendo alla città di essere «rompighiaccio del cambiamento sociale», puntando sui giovani (50mila in più in 18 mesi) e sull’innovazione.

«E gli attuali sviluppi tecnologici – aggiunge il numero uno di Ibm Italia Enrico Cereda -, dalle nanotecnologie alla mobilità hi-tech, si sposano perfettamente con la velocità di Milano, con le sue competenze». Un progetto comune che qui pare più facilmente realizzabile che altrove perché portato avanti – osserva il Ceo del gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera – di una città che ha sofferto, pagato fino in fondo i danni del terrorismo e di mani pulite, «ricostruendosi senza scorciatoie, ma con un cammino serio realizzato attorno alle istituzioni, senza perdersi in guerre personali».

La strategia immaginata da Assolombarda poggia sui quattro “capitali” di eccellenza milanesi, capacità economico-produttive, scientifiche/tecnologiche, estetiche e sociali che si traducono in altrettante traiettorie di sviluppo possibili (manifatturiero, sostenibilità green, industria creativa/design, scienze della vita), attitudini e asset che rendono Milano uno dei luoghi globali più adatti per affrontare le grandi sfide. «Serve un grande magnete – spiega Rocca – comune a tutte le classi dirigenti della Grande Milano per allineare tutte le eccellenze, in modo che la città possa competere nel mondo. Questa è la sfida del potenziale, che abbiamo a livelli altissimi. Ora c’è un’occasione storica e tutto ci dice che possiamo essere veramente tra le grandi capitali europee». Non una sfida a Roma in termini istituzionali, piuttosto l’ambizione ad essere «capitale della responsabilità, perché se una parte del paese gioca in Premier League è un bene per tutti».

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