La Consulta respinge la norma toscana per gli indennizzi ai balneari

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By Federdat Luglio 10, 2017 08:48 Updated

La Consulta respinge la norma toscana per gli indennizzi ai balneari

Vietato prevedere un indennizzo per chi perde lo stabilimento balneare a seguito di una gara, perché limita le possibilità di accesso al mercato da parte di nuovi operatori. Così ha sentenziato la Corte costituzionale, che ha di fatto cancellato la legge toscana sulle concessioni demaniali marittime.

La norma era stata approvata nel maggio 2016 dal consiglio regionale (legge 31/2016) per tentare di aggirare la direttiva Bolkestein, dando la possibilità ai titolari di una concessione di allungarla di 20 anni, presentando al Comune un piano di investimenti e accettando di sottoporsi a una procedura comparativa. La legge era stata impugnata dal Governo il 30 giugno 2016.

La Corte Costituzionale, con sentenza depositata il 7 luglio, ha cancellato il pilastro su cui la legge toscana si fondava, cioè il diritto a un indennizzo pari al 90% del valore dell’azienda per il gestore dello stabilimento balneare che si vede “soffiare” la concessione al termine della procedura comparativa. La stessa Consulta ha cancellato anche la perizia giurata di stima sul valore dell’azienda, che – secondo la legge toscana – avrebbe dovuto essere pagata dal concessionario subentrante.

Queste previsioni, è la tesi della Corte costituzionale, violano la competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, influendo sulle possibilità di accesso al mercato. «La previsione dell’indennizzo, subordinando il subentro nella concessione all’adempimento del suindicato obbligo – scrive la Corte – incide sulle possibilità di accesso al mercato e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire un disincentivo, per le imprese diverse dal concessionario uscente, alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento».

È invece rimasta in piedi la disposizione regionale, anch’essa impugnata dal Governo, che prevede l’obbligo di gestione diretta dello stabilimento balneare da parte del concessionario (cioè il divieto di sub-concessione). La Corte in questo caso non ha ravvisato profili di illegittimità costituzionale.

Ma l’intervento della Consulta demolisce il cuore della legge toscana presentata dall’assessore Stefano Ciuoffo, rendendola praticamente inefficace: chi adesso si sognerebbe mai di restituire al Comune la concessione demaniale – pur soggetta al rischio di asta in virtù della direttiva Bolkestein – se non fosse sicuro di ricevere un indennizzo in caso di perdita?

Per la Regione Toscana, che aveva sbandierato la legge 31/2016 come salvagente per i gestori degli stabilimenti balneari, è una sconfitta bruciante. In subbuglio il settore, che in Toscana conta 944 stabilimenti balneari con più di 10mila addetti e un volume d’affari annuo stimato in un centinaio di milioni.

Circa 300 titolari di concessioni avevano chiesto, e ottenuto, nei mesi scorsi l’allungamento di 20 anni previsto dalla legge regionale (l’istanza presentata al Comune era stata pubblicata sull’albo pretorio, per consentire la presentazioni di eventuali domande concorrenti, che non ci sono state). Ora tutto si ferma, e il futuro dei balneari è affidato alla legge che sta mettendo a punto il Governo, dopo la delega ricevuta dal Parlamento.

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