Ischia rallenta l’exploit del turismo campano

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By Federdat Agosto 29, 2017 12:41 Updated

Ischia rallenta l’exploit del turismo campano

Tutto bene, anzi benissimo, fino a quel maledetto 21 agosto. Il terremoto di magnitudo 4 che ha fatto tremare Ischia con gravi effetti, in particolare, su Casamicciola rischia di suonare come l’unica nota stonata di un’estate 2017 che per il turismo campano fino a quel punto era stata da incorniciare. Con la stessa isola del Golfo di Napoli, storico attrattore per la clientela appassionata di cure termali, che viaggiava spedita in termini di presenze e arrivi, prima di imbattersi in un 30% di disdette con tutte le incognite del caso a proposito del mese di settembre che, per Ischia, è sempre stato importante.

Volendo tirare le somme per l’intero comparto regionale, la stagione è stata comunque ancora una volta positiva.

Le previsioni di Federturismo inquadrano un’estate caratterizzata da un incremento del 10% di presenze e arrivi rispetto alle performance – già abbondantemente positive – dell’anno scorso. Nel complesso, si può dire che è tornato a respirare a pieni polmoni un sistema ricettivo da 5.677 esercizi e oltre 200mila posti letto, in cui l’offerta alberghiera, secondo il Rapporto 2017 di Unicredit e Touring Club, continua a essere preponderante (60% dei letti) ma quella extra-alberghiera si guadagna sempre più spazi. Da queste parti le presenze si attestano sui 18 milioni l’anno e il comparto genera un valore aggiunto da 1,7 miliardi per un totale di 87mila occupati. Gli arrivi internazionali rappresentano il 46% del totale per una spesa dei turisti stranieri quantificata in 1,8 miliardi, quinta migliore performance a livello nazionale. I primi mercati esteri della regione sono Regno Unito (quota del 19,3%), Germania (14,4%) e Stati Uniti (10,6%). Per Giancarlo Carriero, responsabile turismo dell’Unione industriali di Napoli, «prosegue il momento magico di Napoli e della Campania, un fenomeno che abbiamo avuto modo di approfondire notevolmente negli ultimi mesi, incrociando fattori esogeni ed endogeni».

Si parte infatti sempre da un contesto di mercato che ha visto eclissarsi, per il mutato scenario geopolitico, tre destinazioni fino a qualche anno fa centrali per i flussi che investivano il bacino mediterraneo: Egitto, Turchia e Tunisia. Tre mete che erano competitor storici del sistema ricettivo italiano e, in particolare, di quello campano. «Lo spostamento dei flussi – prosegue Carriero – verso mete percepite come più sicure quali l’Italia è una dinamica ormai consolidata. E la nostra regione, posizionata su una nicchia di mercato analoga a quella che occupavano i tre Paesi di lingua araba, è tra quelle che ne beneficiano maggiormente». Il turismo arriva da lontano: l’aeroporto di Capodichino, per capirci, nel mese di luglio ha registrato prestazioni record. Per la prima volta in un solo mese si è superata la soglia del milione di passeggeri in transito tra arrivi e partenze con un incremento di circa il 30% rispetto a luglio 2016. Per quanto riguarda il dato progressivo, da gennaio a luglio sono stati circa 4,6 milioni i passeggeri (tra arrivi e partenze) con un incremento di traffico complessivo pari al 22% e una crescita del traffico internazionale del 26% rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno.

Per agosto le previsioni di traffico fanno riferimento a circa 560mila passeggeri previsti in transito all’aeroporto internazionale di Napoli, con un incremento del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Dato» che secondo Carriero è «sintomatico: se la Campania va bene, Napoli va benissimo. Gli anni scorsi la città non era una meta estiva». Oggi fa i conti con una crescita di arrivi e presenze stimata intorno al 15 per cento. «Di Napoli – spiega l’imprenditore alberghiero – si apprezza l’autenticità: è tra le pochissime grandi città europee ancora abitata de persone del posto. Può contare su un immaginario fortissimo, cui hanno contribuito sul mercato italiano il successo dei libri di Maurizio De Giovanni e su quello internazionale il caso Elena Ferrante».

I flussi turistici, precisa il presidente di Fiavet Campania Ettore Cucari, investono l’intera regione «dalle isole al Cilento. Bene i siti culturali come Pompei ed Ercolano. E, laddove non ci sono letti a sufficienza per soddisfare la domanda, l’offerta extra-alberghiera interviene a supplire». Da queste parti, secondo l’imprenditore, non esiste una netta contrapposizione tra le due offerte: «C’è tanto turismo. E il turismo sta diventando un po’ una scialuppa di salvataggio per molti giovani senza lavoro che, raggiunta la maggiore età, convertono la seconda casa di famiglia in attività extra-alberghiera». Con tutte le conseguenze del caso sul mercato degli immobili.

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