Intesa Sanpaolo, soltanto uscite volontarie dopo l’acquisto delle banche venete

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By Federdat Giugno 29, 2017 08:38 Updated

Intesa Sanpaolo, soltanto uscite volontarie dopo l’acquisto delle banche venete

La trattativa che si aprirà la prossima settimana nel gruppo Intesa Sanpaolo si muove in un terreno completamente nuovo, quello aperto dal decreto legge che ha consentito il salvataggio delle due banche venete, Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, da sabato entrate in Ca’ de Sass. Di questo sono tutti ben consapevoli, come è emerso nell’incontro di ieri tra il coordinamento sindacale di Intesa Sanpaolo e il chief operating officer Eliano Omar Lodesani, la responsabile relazioni industriali, Patrizia Ordasso e il responsabile affari istituzionali sindacali e politiche del lavoro, Alfio Filosomi.

L’incontro di ieri – a cui oggi ne seguirà un altro tra i manager e il coordinamento sindacale delle banche venete – è stato la premessa dell’avvio della trattativa che avverrà già la prossima settimana ed è servito per illustrare i contenuti dell’operazione riguardante le Banche venete, il quadro legislativo e regolamentare e il possibile sviluppo del confronto che dovrà tenere conto dei vincoli posti dalla vigilanza europea di riduzione degli organici di circa 3.900 unità e chiusura di circa 600 filiali da realizzare entro il 30 giugno del 2019.

Per quanto il terreno sia nuovo, i manager hanno comunque sottolineato che «al centro dei piani di sviluppo si trovano le persone che lavorano nel gruppo. La tutela dell’occupazione ha guidato anche la valutazione della percorribilità dell’operazione banche venete». La riduzione degli organici, spiegano da Ca’ de Sass, sarà «realizzata con uscite volontarie che riguarderanno prioritariamente le Banche venete» e «dovrà essere condiviso un percorso che definisca nel tempo – una volta anche confermata la cornice legislativa – strumenti e/o soluzioni per gestire l’integrazione informatica e delle strutture di governance e il posizionamento competitivo della rete commerciale».

Il percorso di integrazione prevede l’uscita di circa 3.900 bancari che non potranno però provenire tutti dalle banche venete perché il bacino dei prepensionabili è di circa mille lavoratori. Le uscite avverranno quindi anche nel perimetro di Intesa Sanpaolo dove la platea di lavoratori prepensionabili è ampia: coloro che hanno i requisiti per andare in esodo, attraverso il Fondo di Solidarietà a 7 anni, sono infatti oltre 8mila. Fin qui il campo delle potenzialità, che guardando i numeri sono superiori alle reali necessità. Il ricorso all’ammortizzatore di settore comporterà però oneri ingenti, soprattutto se nella trattativa emergerà la necessità di utilizzarlo a 7 anni e proprio per questo per i finanziamenti si attingerà, in parte, al fondo finanziario previsto dal decreto.

«La soluzione proposta da Intesa Sanpaolo è la migliore sul campo perché mette in sicurezza i posti di lavoro e salvaguarda quanto più possibile i risparmi di famiglie e imprese. Grazie alle forti pressioni esercitate in questi mesi dal sindacato, siamo riusciti a scongiurare i licenziamenti collettivi», commenta Roberto Aschiero, coordinatore Fabi Intesa Sanpaolo. Mauro Incletolli, segretario nazionale della First Cisl aggiunge che «premesso che il gruppo Intesa Sanpaolo non sta facendo beneficenza a nessuno, accogliamo con favore l’operazione perché consente una prospettiva a 11mila famiglie. Per ora si ha visibilità soltanto dei numeri disponibili, ma sarà la trattativa a definire quante uscite saranno necessarie e come dovranno essere realizzate». Maurizio Zoè della Fisac Cgil sottolinea che «come spesso accade in Intesa stiamo lavorano su un terreno nuovo: non siamo nè di fronte a una cessione di ramo d’azienda, nè a una fusione, nè ad una acquisizione ma ci troviamo di fronte a un decreto legge che ha consentito a due banche che rischiavano la bancarotta di essere rilevate da un grande gruppo. Le uscite devono riguardare innanzitutto le banche venete ma siccome i bacini dei prepensionabili di Popolare di Vicenza e Veneto banca non sono sufficienti bisognerà compensare le uscite in Intesa».

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