Imu sui capannoni, Milano al top

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By Federdat Aprile 4, 2017 06:14 Updated

Imu sui capannoni, Milano al top

La legge di Stabilità congela per il momento ogni eventuale ritocco verso l’alto, ma Milano, Monza e Brianza e Lodi restano ancora lontane da un livello di pressione fiscale in grado di attrarre imprese, investimenti e talenti e garantire quella proiezione internazionale che, a partire dalle sfide post Brexit, è cruciale per restare competitivi su scala globale.

È questa una delle chiavi di lettura del rapporto sulla fiscalità locale di Assolombarda, giunto alla quinta edizione, che conferma la pressione fiscale su livelli elevati (in aumento del 10% negli ultimi 5 anni), anche se invariati rispetto all’anno scorso L’indagine analizza la pressione fiscale esercitata dai Comuni (ne sono stati coinvolti 250) mettendo a confronto per gli anni 2012-2016 i valori delle imposte sugli immobili di impresa (Imu, Tasi, Tari, oneri di urbanizzazione) e addizionale Irpef. La pressione fiscale, come detto è rimasta invariata nel 2016, resta elevata negli ultimi 5 anni: per gli uffici è aumentata del 9,1% (in media quasi 646 euro in più), per i capannoni industriali sale del 9,6%, con un incremento di circa 3.519 euro.

Nessun comune nell’ultimo anno ha rivisto al ribasso Imu e Tasi (aumentarle era impossibile, a causa del blocco imposto dalla Legge di Stabilità). L’aliquota media Imu applicata a capannoni e uffici si attesta allo 0,95%, quella della Tasi è dello 0,07%, per una media dello 1,02%: questo significa che la pressione fiscale è pari all’89% del massimo attuabile (vale a dire l’1,14%). Dal 2012 al 2016 le aliquote sono cresciute dell’11,3% per gli uffici, del 22,1% per i capannoni. Equilibrio, nell’ultimo anno, anche per gli oneri di urbanizzazione, (fatta eccezione per Baranzate, che li ha ridotti di quasi il 30 per cento), per un incremento che dal 2002 è di circa il 4 per cento. Segnale positivo, invece, dalla Tari, calata dello 0,5% per i capannoni e dello 0,2% per gli uffici; una tendenza consolidata negli anni per i capannoni, visto che dal 2012 il calo della tassa sui rifiuti è del 13,5% (+2,7% invece per gli uffici).

Nella graduatoria stilata dall’indagine Milano è al primo posto per carico fiscale complessivo, seguita da Sesto San Giovanni, Paullo, Rozzano e Bollate; gli altri capoluoghi, Monza e Lodi, sono al 19esimo e 31esimo posto. Milano è anche la città dove uffici e capannoni pagano più imposte locali, con oltre 16mila euro (per uffici) e 61mila euro (per i capannoni). Allontanandosi dal centro la situazione migliora progressivamente: Castelnuovo Bocca d’Adda, Cornovecchio, Cavacurta, Orio Litta e Montanaso Lombardo sono tra i più virtuosi.

Lo scopo della ricerca non è però evidenziare «maglie nere», ma essere da benchmark anche per altre realtà associative e istituzionali, creando percorsi di collaborazione per migliorare l’attrattività del territorio. Il metodo di lavoro è quello del confronto, che in questi anni ha già prodotto risultati concreti: a Milano, Sesto San Giovanni e Rho sono state studiate agevolazioni per le start up; Baranzate, Rho, Cernusco sul Naviglio e Milano hanno esentato dalla Tari i magazzini funzionali alle attività produttive; Lainate e Melzo hanno rimodulato il carico di Imu e Tasi (solo la seconda è deducibile al 100%; Garbagnate ha messo a punto un bando per l’erogazione di un bonus per assunzioni.

Ora occorre imprimere un’accelerazione decisiva. «Siamo al centro di una tempesta perfetta – spiega Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda con delega a credito, finanza, fisco -, con il post Brexit ci sono sul tavolo le occasioni fornite dallo spostamento della comunità finanziaria e soprattutto dell’assegnazione dell’Ema: la leva fiscale è cruciale per la competitività».

LA CLASSIFICA DI ASSOLOMBARDA
Fonte: Assolombarda

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