Impennata degli affitti in Galleria vittorio Emanuele a Milano

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By Federdat Luglio 21, 2017 10:31 Updated

Impennata degli affitti in Galleria vittorio Emanuele a Milano

Tutti vogliono la Galleria Vittorio Emanuele di Milano. E così, con una messa a reddito da parte del Comune più oculata (e trasparente) rispetto al passato, in dieci anni gli incassi degli affitti per Palazzo Marino sono passati dagli 8 milioni del 2007 agli attuali 30, con prospettive crescenti anche per i prossimi anni (già 2 milioni in più per il 2018).

In totale controtendenza con il mercato immobiliare milanese (e non), i prezzi dei bandi sono schizzati in molti casi alle stelle. Il perché è semplice, soprattutto per i commercianti: conviene stare in Galleria spendendo una cifra alta piuttosto che stare altrove con prezzi più economici. Il trend degli affitti mette in evidenza però anche il fatto che fino a qualche anno fa l’amministrazione comunale non ha sfruttato al meglio le potenzialità del suo patrimonio.

LA VALORIZZAZIONE ECONOMICA
Andamento della redditività del complesso Galleria dal 2007 al 2016 incassata dal Comune e previsioni. Dati in milioni di euro (Fonte: Comune di Milano)

Il nuovo indirizzo politico si può leggere nel documento della Direzione casa, demanio e patrimonio del Comune di Milano, che riepiloga la gestione 2007-2016. «In modo assai pragmatico la valorizzazione è stata avviata focalizzando l’attenzione sulla gestione delle affittanze commerciali del piano terra, in quanto rappresentano il segmento economicamente più rilevante delle affittanze e oltre il 50% giungeva a scadenza tra il 2007 e il 2008».

I maxi rialzi
Prima la giunta Moratti ha introdotto piccoli aumenti negli affidamenti; poi la giunta Pisapia, attraverso bandi veri e propri, ha imposto prezzi più vicini al mercato: così la Galleria è diventata la gallina dalle uova d’oro di Palazzo Marino.

Una decina di casi eclatanti danno l’idea delle potenzialità. A partire dal 2011 sono stati fatti una serie di appalti, con questi risultati: Prada ha vinto uno spazio nel 2013 proponendo 9 milioni all’anno contro una base d’asta di 3,6 milioni; Louis Vitton nel 2012 ha offerto 964mila euro contro i 337mila di base; Sevens Stars Gallerie Italia ha offerto 150mila euro nel 2012 contro gli appena 14mila della base d’asta; Town house ha offerto nel 2013 331mila euro contro gli iniziali 32mila; Luxury Good, che aveva una prelazione su Illy, ne ha offerti 540mila aggiudicandosi lo spazio nel 2016, contro i 367mila di base; Del Vellino ha offerto 351mila euro rispetto agli iniziali 116mila euro; Montblanc ha offerto 209mila euro contro i 93mila iniziali.

E anche nei casi in cui qualcuno decide di rinunciare, è sempre un guadagno per il Comune. È accaduto per esempio con Hugo Boss, che ha vinto uno spazio per 3,4 milioni all’anno su una base d’asta da 977mila euro, a cui però ha rinunciato a favore del secondo classificato, Valentino, il quale ha rinunciato anche lui a favore del terzo, Massimo Dutti, che si è quindi aggiudicato il negozio per 3,1 milioni all’anno.

GLI UTILIZZI
Come è cambiata la tipologia di utilizzo degli spazi della Galleria Vittorio Emanuele dal 2007 al 2016. Dati in % (Fonte: Comune di Milano)

Ci sono infine casi particolari, come i cosiddetti “locali storici”. Al ristorante Savini è stato riconosciuto questo status, che dà diritto al proseguimento del contratto senza gara; il Bar Salotto e la Locanda del Gatto Rosso attendono invece il giudizio definitivo del Tar. Potrebbero subentrare, in caso di ricorso respinto, Molino6 -678 sas, arrivato a proporre 300mila euro contro i 165mila della base d’asta, e Lupit’as, che offre 720mila contro 289mila.

Oggi quasi il 70% degli spazi è commerciale, mentre nel 2007 non superava il 46%; le abitazioni ora sono lo 0,48%, mentre prima erano il 6 percento

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