Il vino dei Millennials si chiama ZioBaffa e viene dalla Toscana

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By Federdat Aprile 14, 2017 08:42 Updated

Il vino dei Millennials si chiama ZioBaffa e viene dalla Toscana

Chi l’ha detto che i Millennials non bevono vino? La verità è che i nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000 comprano in modo diverso da quello tradizionale, sono meno fedeli al marchio, s’informano utilizzando gli strumenti digitali, considerano il vino come elemento di lifestyle, e preferiscono una bottiglia “smart” o “pop e rock”, come si usa dire oggi. Parte da qui la “rivoluzione” di Castellani, storica azienda vinicola pisana pioniera nell’internazionalizzazione, sei tenute vinicole e 200 ettari vitati.

All’attivo Castellani ha 23 milioni di bottiglie e 45 milioni di fatturato 2016 per il 75% dovuto all’export (vende in 45 Paesi) che ha affiancato alla tradizionale attività di produttore-distributore di vini “classici” come il Chianti il progetto “ZioBaffa”, ideato e gestito da un team internazionale.

ZioBaffa è diventata l’etichetta di tre vini – un bianco (pinot grigio), un rosso (Toscano) una bollicina (Prosecco) esempi delle diverse espressioni della viticoltura italiana – che vogliono distinguersi per innovazione di prodotto, di marketing e di comunicazione: sono biologici; sono confezionati con un tappo a vite in sughero che è riciclabile; e sono promossi attraverso canali “moderni”, primo fra tutti i social network.

Un millenial mentre “svita” convinto un ZioBaffa durante una festa

E sono raccontati in modo nuovo, per emozionare e attrarre, ad esempio grazie a un testimonial come il surfista californiano Chris del Moro. Ma anche attraverso un film distribuito in Usa e in Europa, dal titolo “Bella Vita”, che racconta il cibo, la cultura, la tradizione e la vendemmia 2012, e che ha rappresentato il primo passo del progetto. Progetto che poi è proseguito con la comunicazione social, il commercio online e, dopo il primo boom di vendite negli Usa (500mila bottiglie nel 2015), una riorganizzazione della distribuzione che oggi punta su piccoli distributori in ciascun Paese, che riforniscono soprattutto wine club e supermercati attenti ai prodotti naturali, ristoranti e wine bar.

«È un vino che assomiglia alla birra, non nel gusto ma perché si consuma negli stessi posti in cui si consuma la birra – spiega Piergiorgio Castellani, responsabile commerciale dell’azienda e anima del progetto – che deve avere anche un prezzo virtuoso proprio per assomigliare alla birra. Negli Usa puntiamo a 9,99 dollari». Nel 2016 ZioBaffa (marchio che riprende il nickname dato al regista di “Bella vita” durante la permanenza in Italia) ha venduto 460mila bottiglie e per quest’anno l’obiettivo è di raggiungere almeno 800mila bottiglie, per puntare poi a 1,5 milioni con gli Usa sempre mercato privilegiato. Per Castellani e’ una scommessa già vinta: «La nostra vocazione all’estero e all’innovazione ha portato alla creazione di vini che guardano al futuro, e immaginano come sarà il mercato tra 10 anni», conclude Piergiorgio.

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