Il tessile comasco frena all’estero

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By Federdat Giugno 28, 2017 10:17 Updated

Il tessile comasco frena all’estero

Battuta d’arresto per il distretto tessile di Como. L’anno scorso il fatturato è sceso del 2,5%, appesantito da performance negative sul fronte delle esportazioni, confermando i segnali di rallentamento dell’anno precedente: a soffire è soprattutto il core business del distretto (seta, tessuti in fibra chimica e cravatteria), mentre gli accessori restano stabili. L’analisi è dell’Osservatorio del distretto tessile di Como, che nei giorni scorsi ha presentato il consueto rapporto annuale di Unindustria sull’andamento dell’economia del territorio, realizzato in collaborazione con il centro studi di Intesa Sanpaolo.

Dopo cinque anni di crescita ininterrotta, il distretto, fortemente orientato ai mercati internazionali, sta affrontando una fase laterale di consolidamento dei risultati acquisiti, innescata dal 2015. Sono proprio i mercati internazionali all’origine del calo di fatturato dell’anno scorso, come testimonia l’andamento delle esportazioni.Le vendite estere di tessile della provincia di Como, fonte Istat, hanno registrato una flessione del 4,7% nel confronto con il 2015, a valori correnti. La diminuzione è maturata soprattutto in Francia, il cui mercato del lusso resta comunque il primo segmento di sbocco del distretto comasco. Evoluzione negativa delle vendite anche in altri paesi europei, quali Spagna, Germania e Regno Unito, ed extraeuropei, soprattutto verso gli Stati Uniti e la Cina. In recupero, invece, le esportazioni di abbigliamento della provincia di Como, dopo la contrazione del 2015, che restano tuttavia su un livello inferiore a quello del 2014.

IL CONFRONTO
Indici sul fatturato a confronto, media 2008 = 100. (Fonte: SMI, Unindustria Como. Dati grezzi)

Un’analisi merceologica dettagliata, eseguita sui dati dell’Indagine congiunturale Sistema moda Italia (Smi) e Gruppo filiera tessile Unindustria Como, rivela come siano stati alcuni prodotti tipici dell’industria tessile comasca a soffrire maggiormente la congiuntura negativa del 2016, ossia tessuti di seta, tessuti di fibre chimiche continue e cravatteria. Gli accessori tessili (sciarpe, scialli, foulards, stole, bandane, ecc.) sono invece rimasti stabili sui livelli di fatturato 2015. La dispersione dei risultati resta elevata, con dinamiche diversificate tra le singole aziende anche all’interno della stessa merceologia.

Per quanto concerne nello specifico il prodotto serico (seta e fibre chimiche continue), che caratterizza l’identità del distretto a livello nazionale ed internazionale, i dati 2016 mostrano come il tessuto per abbigliamento femminile (componente di maggior peso) abbia registrato una diminuzione del fatturato di poco superiore al 3%. L’accessorio tessile, invece, ha presentato risultati positivi, grazie ad un buon recupero che si è verificato nella parte terminale dell’anno, ed è cresciuto globalmente del 4,4%. Il tessuto per cravatteria, viceversa, dopo la pausa del 2015, ha manifestato un nuovo cedimento (-11%), in un percorso di ridimensionamento che dura ormai da alcuni anni.

I primi indicatori congiunturali disponibili per l’anno in corso forniscono informazioni contrastanti. Le esportazioni tessili della provincia di Como, sempre di fonte Istat, mettono in luce una crescita del 2,6% tra gennaio e marzo, a valori correnti. L’indagine congiunturale Smi-Gruppo filiera tessile evidenzia una leggera crescita del fatturato complessivo della tessitura serica (+0,8%), derivante dal mercato interno. La contestuale flessione delle vendite in quantità testimonia gli sforzi, in atto da tempo, nel riposizionamento della filiera serica su prodotti ad elevato valore aggiunto.

«È una situazione che stiamo seguendo con molta attenzione e che vede un contrapporsi di luci e di ombre. Ci sono produzioni che soffrono, soprattutto alcuni anelli della catena tessile, diverse tessiture e tintorie. Ci sono viceversa attività di stampa ancora ben toniche – commenta Andrea Taborelli, presidente del gruppo filiera tessile di Unindustria Como -. Viviamo in un contesto impegnativo e in forte evoluzione, non solo sotto il profilo congiunturale, ma anche per alcuni aspetti strutturali assai importanti, soprattutto per quanto concerne la propensione all’acquisto dei consumatori. Dobbiamo tenerne conto, forti della nostra tradizione, ma ben disposti ad interpretare il cambiamento. In questa direzione vanno i nostri sforzi sul tema dell’ecosostenibilità e l’impegno per la tracciabilità e la trasparenza del prodotto nei confronti del consumatore finale».

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