Il sughero sardo non riprende la sua corsa. Nuovi licenziamenti in Gallura

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By Federdat Aprile 29, 2017 10:34 Updated

Il sughero sardo non riprende la sua corsa. Nuovi licenziamenti in Gallura

Il crollo delle vendite e la concorrenza di materiali alternativi hanno rallentato “la corsa del sughero” che, dopo la crisi di dieci anni, cerca di riprendersi. Nel frattempo, come avviene in questi giorni a Tempio (in Gallura) si devono fare i conti con gli effetti negativi dell’ultimo decennio. I licenziamenti, di una settantina di lavoratori, annunciati i giorni scorsi dal sugherificio Ganau, azienda che con circa 230 dipendenti si occupa, a Tempio, della lavorazione di sughero, produzione e vendita di turaccioli a prestigiose case vinicole di tutto il mondo, non è che una conseguenza della crisi che ha investito il settore nell’ultimo decennio.

Un periodo che visto ridursi in maniera progressiva il numero di aziende e occupati di un comparto che sino al 2007 contava tra diretti, indiretti e indotto circa 3mila lavoratori. Oggi, come spiega Giansimone Masia, direttore di Confindustria centro nord Sardegna «le persone impiegate sono 640 nelle aziende industriali e 70 in quelle artigianali».

Ridotto anche il numero delle aziende impegnate nella trasformazione. Sono passate da circa 150 a una quarantina (19 quelle industriali e 21 quelle artigiane, tre quelle con più di cinquanta dipendenti). «Noi paghiamo il prezzo della mancata forestazione a livello industriale – spiega –. Ci sono stati interventi di privati che sono stati limitati nel corso degli anni. Non è mai successo quello che si è fatto in Portogallo. Da noi l’estrazione avviene in luoghi difficili da raggiungere e con restrizioni normative pesanti». Eppoi la visione di prospettiva.

«Una pianta di sughero inizia a entrare in vita dopo dieci anni e si cominciano a vedere i risultati nell’arco di trent’anni». Rimarcando una «scarsa attenzione alla ricerca da parte della Regione che ha nel suo alveo 20mila ettari di sugherete», il rappresentante di Confindustria spiega che il futuro passa per la tecnologia. E il cosiddetto tappo tecnologico realizzato con microgranulato in sughero che «non crea nessun problema al vino». A guardare alle istituzioni sollecitando una maggiore attenzione verso un settore importantissimo, sono anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

«La qualità del sughero prodotto è eccellente – spiega Enrico Cordeddu della Fillea – così come l’estensione ma c’è bisogno di correttivi». Il territorio regionale ha circa 120 mila ettari di sugherete speciali e proprio nell’isola si produce il 90 per cento del sughero italiano. «La Regione dovrebbe investire di più in ricerca e innovazione in modo da rilanciare la coltivazione, seguendo anche l’esempio che ci arriva dal Portogallo – spiega ancora – inoltre sarebbe opportuno mettere assieme tutti i coltivatori in modo da valorizzare al massimo la produzione».

E proprio sul primo anello della produzione 2017 si punta ora l’attenzione. Dal primo maggio inizierà il taglio della corteccia che poi dovrà passare attraverso i vari processi di lavorazione.

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