Il Salone del Mobile? Un successo. Lo dicono le cialde del caffè

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By Federdat Aprile 8, 2017 09:44 Updated

Il Salone del Mobile? Un successo. Lo dicono le cialde del caffè

In attesa dell’arrivo del presidente del consiglio Paolo Gentiloni, la cui visita alla manifestazione è prevista per oggi nel primo pomeriggio, e in attesa dei conteggi ufficiali sugli ingressi ai tornelli, gli imprenditori che espongono al Salone del Mobile di Milano in questi giorni hanno un metodo infallibile per calcolare il numero di operatori che visitano i loro stand: le cialde del caffè. «Rispetto all’edizione di Euroluce di due anni fa abbiamo dovuto fare rifornimento già due volte – osserva Stefano Bordone, presidente dell’azienda di illuminazione Kundalini e dell’associazione delle imprese Assoluce -. Il mio è solo un sentiment, ma da quello che vedo quest’anno sta andando benissimo. Non solo abbiamo gli stand pieni, ma stiamo anche firmando ordini, cosa che in genere nelle fiere non avviene più».

La luce è, insieme al mondo dei mobili per l’ufficio, la grande protagonista del Salone del Mobile 2017, con 450 aziende espositrici negli spazi di Euroluce, di cui la metà estere.

Si tratta di un settore che vale quasi 2,2 miliardi (dati FederlegnoArredo) e che storicamente vanta una forte vocazione all’export (il 75% del fatturato), fatto che ha consentito alle tante piccole e piccolissime aziende che compongono il comparto di ammortizzare meglio di altri settori dell’arredamento i contraccolpi della lunga crisi.

Inoltre, come spiega Aurelio Volpe, direttore Market Research di Csil (Centro studi per l’industria leggera) , negli ultimi anni il mercato globale dell’illuminazione è stato sostenuto con forza dalle innovazioni tecnologiche intervenute (soprattutto sul fronte delle sorgenti luminose a Led, della digitalizzazione degli apparecchi e dei sistemi di controllo, dell’interattività con altri dispositivi), che hanno costretto le aziende a innovare fortemente la propria offerta. Questo ha comportato forti investimenti da parte dei produttori, ma ha anche spinto fortemente la domanda in un periodo altrimenti caratterizzato dalla crisi dei consumi.

Questo spiega la crescita del 7% del mercato mondiale di illuminazione (ovvero dei consumi) tra il 2010 e il 2015, ovvero, fa notare Volpe, un incremento decisamente superiore a quello del Pil globale e dei consumi in generale. Incremento che ha interessato anche il mercato italiano, cresciuto nel 2015 del 5,6% e del 2,5% l’anno scorso.

Nel 2016, secondo le analisi di Csil, il mercato mondiale del comparto ha raggiunto gli 80 miliardi di euro, di cui circa un quarto interessa la fascia di prodotti medio-alta e alta in cui si posizionano le aziende italiane. «Il mercato potenziale per le imprese del made in Italy ha dunque un valore di circa 20 miliardi», sottolinea Volpe.

È difficile tuttavia prevedere che i tassi di crescita dell’ultimo quinquennio possano ripetersi anche nei prossimi anni: «Credo che il grosso delle innovazioni tecnologiche sia già avvenuto – dice Volpe -, ma le aziende potrebbero ancora coglierne l’onda lunga. Tutto dipende da se e quanto troveranno applicazione e commercializzazione innovazioni annunciate sul fronte del controllo e della gestione della luce, o del suo utilizzo come infrastruttura per la trasmissione di informazioni». In ogni caso, secondo le stime Csil si dovrebbe assistere nei prossimi cinque anni a una crescita più normalizzata del mercato globale, attorno al 2-3%.

I possibili driver per un’ulteriore espansione del mercato nei prossimi anni, su cui dunque dovrebbero investire le aziende anche italiane del settore, sono soprattutto quattro: lo sviluppo dell’Internet of Things (ioT), che potrebbe vedere l’ingresso sul mercato di nuovi player (come Apple); lo sviluppo dell’e-commerce, che tra il 2012 e il 2016 ha registrato un aumento del 20% a livello mondiale e a due cifre anche in Italia; il mercato dei progetti e del contract, che si stima aumenterà da 14 a 17 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2020; la capacità di guadagnare quote sui mercati (come Usa e Cina) dove le imprese italiane sono già tra i primi fornitori, ma dove potenzialmente tale quota può aumentare, soprattutto puntando sull’alto di gamma.

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