Il momento decisivo per la catena del valore

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By Federdat Marzo 24, 2017 07:23 Updated

Il momento decisivo per la catena del valore

Made in Italy che vince in casa e made in Italy che punta sui mercati globali. Il gruppo distributivo Esselunga, nonostante la recente perdita del fondatore e guida Bernardo Caprotti, ha dimostrato di saper proseguire lungo quella strategia di efficienza e redditività che ha segnato tutto il cammino della catena della gran de distribuzione. In un periodo peraltro di grandi difficoltà per colossi globali.

Al vertice di Esselunga ci sono due donne, madre e figlia – Giuliana e Marina Sylvia – che hanno mantenuto dritta la barra di un gruppo che conta circa 23mila persone, nonostante le polemiche sulla eredità.

Esselunga è un’azienda che sa innovare, che investe e che crea occupazione. E ricorda che si tratta di lavori non propriamente precari, con contratti indeterminati al 93% del totale.

La catena che ha rappresentato il debutto del supermercato moderno in Italia negli anni del Boom economico ha sempre giocato in casa. Italiana e familiare per controllo. Italiana per vocazione di business in quanto non ha ceduto a lusinghe d’Oltralpe e non ha provato a varcare i confini con investimenti dall’esito incerto.

Bernardo Caprotti che per la sua creatura ha sempre avuto una attenzione maniacale, è scomparso in settembre. Ora per le donne al comando arriva il momento più difficile. Governare la rotta consolidando i risultati raggiunti e approdando a nuovi successi, vista la leadership di redditività e di intelligenza commerciale che da anni il mercato riconosce ad Esselunga. Esselunga resterà italiana? Ci auguriamo di sì in un periodo di globalizzazione galoppante. Ma le sirene d’Oltrefrontiera non hanno incantato i vertici di un gruppo. La difesa dell’italianità resta un fattore chiave, un patrimonio del Paese in questo caso. Una sfida impegnativa per le signore Caprotti. Esselunga costituisce la piattaforma di accesso ai mercati di migliaia di imprese di largo consumo che contribuiscono a formare l’ossatura della manifattura italiana.

Chi cresce all’estero è il gruppo Granarolo, radici cooperative, che dal comparto lattiero sta via via diversificando le attività nel made in Italy alimentare. E persegue una strategia di sviluppo molto orientata oltrefrontiera. Gli spazi di crescita sui mercati sono molto ampi. C’è una enorme domanda di prodotti italiani tipi e soprattuttoautentici, di qualità. Anche in questo caso una sfida importante per il Paese.

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  • Vincenzo Chierchia.

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