Il mercato dell’auto tiene, ma serve una visione strategica per il futuro

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By Federdat Marzo 2, 2017 10:40 Updated

Il mercato dell’auto tiene, ma serve una visione strategica per il futuro

Il mercato italiano dell’auto gode di buona salute? Nonostante tutto, sembra di sì, almeno apparentemente. I dati diffusi ieri dal mistero dei Trasporti parlano di circa diecimila immatricolazioni in più a febbraio rispetto allo stesso mese del 2016 (+6,2%), con un giorno lavorativo in meno e soprattutto con un record difficilmente eguagliabile (perché l’anno scorso si registrò un balzo tendenziale del 27,9%). Rispetto ai canali di vendita sono in crescita le società (+43,9%) e il noleggio (+6,3%), ma rallentano i privati (-2,5%), pur con il massiccio ricorso alla pratica dei “chilometri zero” contro cui tuonano i concessionari, perché – sostengono – più che una opportunità potrebbe diventare una “patologia”. Si respira un certo ottimismo da parte degli operatori, ma il quadro generale è ancora fragile.

Alcuni nodi importanti di scenario, peraltro, vanno sciolti in fretta . Intanto esiste un problema globale dell’industria dell’automotive, che deve guardare all’innovazione e alla massa critica produttiva, come stanno dimostrando le trattative in corso tra il gruppo Psa e General Motors per una possibile acquisizione del ramo europeo della GM (i marchi Opel e Vauxhall). Questa è la strada e il 2017 potrebbe diventare teatro di operazioni importanti, cui sta pensando anche Fca, premessa indispensabile per mantenere i livelli raggiunti, e magari persino migliorarli, negli stabilimenti del nostro Paese.

C’è poi una questione di politica industriale e ambientale. Il sostegno della domanda interna va accompagnato con costanza, soprattutto in un settore – l’automotive – che durante la lunga crisi ha subìto una contrazione fortissima, decisamente superiore a quella del Pil. Si deve tornare a correre per soddisfare la cosidetta “domanda di sostituzione” del parco veicoli. Qui s’innesta l’aspetto “culturale”: sovente, misure restrittive della circolazione – come quelle della giunta grillina di Torino – aiutano forse a ragionare sulla mobilità, ma il livello di Pm10 va combattuto in particolare sulle emissioni di case epalazzi. Dunque è quanto mai puntuale la proposta dell’Unrae di avviare una cabina di regia coordinata da un “mobility champion” che possa garantire interventi strutturali e bene organizzati. I piani antismog passano dalle scuole, dalle famiglie, da una responsabilità civica sull’ambiente e sulla sicurezza (dei decisori pubblici e privati, di ogni cittadino) cui deve corrispondere molta concretezza. Se i prezzi dei carburanti volano per le tasse e non esiste una rete degna del nome per le fonti alternative (dal metano all’elettricità) di sicuro rischiamo di rimanere tutti quanti a secco.

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